I Timberwolves non si fermano e travolgono Miami a Minneapolis
L’avvio è di quelli che piacciono agli amanti del gioco pulito: poche interruzioni, nessun fallo a spezzare il ritmo e due attacchi che si rispondono colpo su colpo. Heat e Wolves si sfidano a viso aperto, con Miami che trova buone soluzioni e si diverte nei primi minuti, mentre Minnesota impiega un po’ a prendere le misure ma chiude comunque il primo periodo a contatto, sotto di due lunghezze, 29-27. È però da lì che la serata cambia volto: la risposta dei padroni di casa si allunga sui due quarti centrali, si concretizza in un parziale di 12-0 e mette a nudo le difficoltà offensive di Miami, che inizia a perdere fluidità, a forzare conclusioni e a vedere il proprio attacco sbriciolarsi possesso dopo possesso. Minnesota, al contrario, cresce di intensità, trova ritmo su entrambe le metà campo e va all’intervallo avanti 61-54.
Dopo la pausa, Anthony Edwards decide di affondare il colpo: attacca il ferro, punisce ogni esitazione della difesa degli Heat e diventa il punto di riferimento offensivo dei Wolves, mentre dall’altra parte Tyler Herro fatica a prendersi tiri puliti e finisce spesso per forzare, alimentando il break dei padroni di casa. Il finale di terzo quarto è il momento in cui il Target Center esplode definitivamente: Julius Randle piazza una tripla allo scadere dei 24 secondi che incendia il pubblico, e subito dopo Donte DiVincenzo infila due bombe consecutive che spingono Minnesota fino al 93-77, un margine che racconta bene la differenza di energia e lucidità tra le due squadre. L’ultimo periodo non cambia la trama, anzi permette a Rudy Gobert di togliersi qualche soddisfazione offensiva dopo aver passato gran parte della serata a correre, chiedere palla e lavorare nell’ombra: il centro francese vede finalmente premiati i suoi sforzi, gonfia le proprie cifre e contribuisce a blindare un successo che si chiude sul 122-94. Spolestra si arrende a poco più di 4' dalla sirena, e Simone Fontecchio trova i suoi minuti di gara. Per i Wolves è la terza vittoria consecutiva, la conferma del colpo piazzato in Florida solo tre giorni prima e l’ennesimo segnale a una Western Conference che deve fare i conti con una squadra sempre più convinta dei propri mezzi.