I Knicks rialzano la testa al Garden con rimonta e vittoria sui Clippers

I  Knicks rialzano la testa al Garden con rimonta e vittoria sui Clippers
© foto di nba.com

L’inizio è di quelli che fanno venire i brividi a un Madison Square Garden già nervoso: i Clippers aprono con un 7-0 secco, i Knicks restano quasi tre minuti senza trovare il fondo della retina e l’aria si fa pesante, come se la striscia di quattro sconfitte consecutive si stesse già allungando anzitempo. New York però, una volta “scaldata la macchina”, comincia lentamente a rispondere, trovando qualche canestro che le permette di restare agganciata alla partita. Il problema è che dall’altra parte James Harden decide di prendersi il finale di primo quarto: nove punti consecutivi, gestione totale del ritmo e Clippers che chiudono avanti 27-31. Nel secondo periodo il copione non sembra cambiare troppo: Miles McBride è il giocatore più lucido e produttivo dei Knicks, mentre Karl-Anthony Towns fatica a entrare davvero in partita, più impegnato a protestare che a incidere sul tabellino. In questo contesto, Kawhi Leonard prende fiducia, trova il suo mid-range, mette in fila canestri di pura esecuzione e accompagna i Clippers all’intervallo ancora con le mani sul volante (51-56).

La ripresa, però, racconta una storia diversa: il “potere” dei Clippers viene messo in discussione da un dato semplice: se Ivica Zubac brilla così tanto, è perché è costretto a raccogliere una quantità enorme di rimbalzi offensivi dopo gli errori dei compagni. Los Angeles comincia a sbagliare tanto, troppo, e ogni tiro mancato diventa un invito per i Knicks a rientrare. Possesso dopo possesso, New York si rifà sotto, trova ritmo in attacco e alla fine mette la freccia sul 90-87, ribaltando un’inerzia che sembrava cristallizzata. È il momento in cui Karl-Anthony Towns finalmente entra davvero nella partita: attacca con decisione, punisce i cambi difensivi, si fa sentire vicino al ferro e costringe la difesa di Tyronn Lue a rivedere le proprie scelte. Nel frattempo, i Clippers non trovano più il canestro con continuità, quasi paralizzati dalla paura di vedere scivolare via una gara che avevano tenuto in mano per lunghi tratti.

A quel punto, sulla scena sale il protagonista meno atteso: Guerschon Yabusele. L’ala francese porta intensità pura, contatti duri, presenza fisica su ogni pallone vagante: corre, sporca linee di passaggio, mette il corpo addosso agli esterni dei Clippers e dà ai Knicks quell’energia emotiva che spesso vale quanto un parziale. Con lui in campo, New York allunga, trova canestri pesanti e, soprattutto, entusiasmo. I Clippers, al contrario, si spengono lentamente: i tiri che entravano nel primo tempo ora ballano sul ferro, le letture si fanno più lente, la fiducia evapora. I Knicks ne approfittano fino in fondo, scappano definitivamente e chiudono sul 123-111 una partita che vale molto più di una semplice W in classifica.