ESCLUSIVA PB – Pms Moncalieri, Aram: ”Il razzismo non vincerà mai”

Il problema razzismo e lo sport in quest'intervista con Aram, giocatrice della Libertas Moncalieri.
11.06.2020 13:37 di Emiliano Latino   Vedi letture
Fonte: PIANETA BASKET
ARAM-LIBERTAS MONCALIERI
ARAM-LIBERTAS MONCALIERI

Tre anni fa, quindicenne, fu aggredita sul bus a Torino. Dopo l'uccisione di George Floyd pubblica un video su Instagram in cui dichiara: "Discriminazioni inconsapevoli e diffuse, a scuola mi sono sentita dire 'ti sbianco con la candeggina se non impari'. Ma io sono nera e orgogliosa di esserlo"

Di origini senegalesi, Aram, che oggi ha 18 anni, ha iniziato a giocare grazie al padre, ex giocatore di serie B e al fratello più piccolo: amore a prima vista con la palla a spicchi, comincia ad approcciarsi al basket nella squadra femminile del suo paese, Loano.

Per una serie di coincidenze Aram e il fratello partecipano ad un camp a Belgrado in Serbia: uno degli ultimi giorni a Belgrado, gioca un’amichevole contro una squadra di Dubai e venne osservata da un procuratore che a fine partita le propose la possibilità di fare provini in giro per l’Europa. Ed ecco che un mese dopo era pronta per il primo provino a Battipaglia accompagnata dal papà. Il 14 settembre 2016 diventa una giocatrice di Battipaglia.

All’età di 14 anni essere a 800 km da casa è davvero difficile, la nostalgia non è per niente facile da far passare, e sicuramente le chiamate su Skype non bastavano- Nonostante questo decise di finire la stagione.

Un’altra circostanza fortuita la portò a incontrare il suo attuale allenatore della PMS e nel Settembre 2017 divenne una giocatrice della Libertas Moncalieri dove tutt’ora gioca e si sente in famiglia.

Ovviamente non vede l’ora di ricominciare.

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Il movimento “Black Lives Metter” ha raggiunto le coscienze in ogni angolo del pianeta: siamo veramente in grado di assorbire completamente questo urlo e trasformarlo in qualcosa di positivo?

“Questo urlo va interpretato nella maniera giusta, come viene fatto in America, perché stanno portando avanti questa protesta e sta funzionando. In Italia dovremmo fare molto di più, nonostante il problema razzismo qui si avverta di meno…Dovremmo urlare di più!”

In America il razzismo e le sue declinazioni sono evidenti da sempre, in Italia spesso si tende a minimizzare, quali sono le tue sensazioni in merito al nostro paese?

“Ci sono problemi di base che alimentano queste discriminazioni: gli immigrati, ad esempio, vengono visti come un problema e non un’opportunità- L’immigrato viene visto come colui che vuol rubare il lavoro agli italiani ed è un problema che ci portiamo dietro da decenni. La politica, almeno una parte di essa, non aiuta perché “fomenta” e soffia sul fuoco della paura che molto spesso porta a certi modi di pensare totalmente sbagliati. Questi preconcetti sono l’anticamera del seme del razzismo che si insinua fin dalla più tenera età”

Anche contro di te sono state usate parole molto dure che vanno oltre ogni limite, sei più amareggiata o arrabbiata?

“Subito mi arrabbio parecchio senza però darlo a vedere, alla violenza non si risponde con la violenza, infatti cerco sempre il dialogo per far capire che certe cose sono sbagliate, senza cadere nella trappola delle provocazioni ed evitando lo scontro fisico. Stigmatizzo i comportamenti violenti, anche quelli che vediamo in questi giorni in tv soprattutto in America. Non servono a nulla, anzi, molto spesso, peggiorano le situazioni.”

Spesso gli episodi di discriminazioni si consumano all’interno delle scuola che dovrebbe insegnare e favorire concetti come integrazione e rifiuto di qualsiasi barriera culturale, quali sono le maggiori responsabilità delle istituzioni?

“La scuola dovrebbe insegnare valori come rispetto e uguaglianza, ma spesso questi concetti difficilmente entrano nelle aule scolastiche. Nozionismo esasperato, quando invece si dovrebbe entrare più in profondità nell’animo umano, solleticando momenti di confronto proficui. A partire dai professori, bisognerebbe evitare qualsiasi tipo di battuta a sfondo razziale, perché, a caduta, queste cose rallentano i processi di integrazione e confronto reciproco.”

Parliamo di basket, sei pronta a ricominciare? Quali obiettivi hai pensato per la prossima stagione?

“Non vedo l’ora! – Gioco a Moncalieri e sono orgogliosa di far parte del progetto che, a quanto pare, subirà tantissimi cambiamenti. Voglio continuare il mio percorso di crescita, incontrare vecchie e nuove compagne e non deludere me stessa e chi ha creduto in me. Sono determinata e vorrei migliorare nella continuità realizzativa per essere determinante ogni partita, non solo per me, ma anche e soprattutto per la squadra. Quest’anno sarò tra le più “anziane” del roster, sarà una grande responsabilità perché tutti si aspetteranno di più da me, ma sono prontissima a prendermi le mie responsabilità”