Virtus Roma, Pasqualini alza la voce: «No al basket di plastica. Roma ha già una squadra, ed è la nostra
Le voci sull’arrivo di investitori internazionali intenzionati ad acquistare un titolo sportivo di Serie A per trasferirlo a Roma hanno agitato l’ambiente cestistico capitolino. Un progetto ambizioso, legato alla suggestione di una futura NBA Europe, che però rischia di scavalcare storia, radici e merito sportivo. A prendere posizione, con toni netti, è Massimiliano Pasqualini, presidente della Virtus GVM Roma 1960, che rompe il silenzio per difendere il percorso costruito negli ultimi anni e la comunità che lo sostiene.
«Roma non ha bisogno di una franchigia costruita in laboratorio o di un basket di plastica che ignora il tessuto sociale e sportivo della città» afferma Pasqualini dalle colonne de Il Messaggero, sottolineando come il pubblico virtussino sia tornato a vivere la pallacanestro partendo dal basso, dalle minors, ricostruendo entusiasmo e identità. «I nostri tifosi si sono rigenerati con noi e meritano rispetto, non operazioni a tavolino». Il presidente rivendica con forza ciò che sta accadendo a viale Tiziano, dove il palazzetto è tornato a riempirsi di migliaia di appassionati. «Il basket a Roma è già tornato. Basta guardare le nostre partite o la splendida esperienza universitaria della Luiss. Il movimento è ripartito con energia, grazie ai risultati e a un progetto serio».
Pasqualini insiste su un concetto chiave: la crescita deve poggiare su basi solide, non su scorciatoie. «Abbiamo un piano chiaro per riportare la Virtus all’altezza della sua storia e il basket romano ai vertici. Un progetto sostenibile, costruito sui fatti e non sulle chiacchiere, sui risultati ottenuti sul parquet e non comprati a tavolino».
Il numero uno virtussino invita alla prudenza di fronte al fascino del modello americano. «Sulla carta la NBA Europe può sembrare un’opportunità, ma attenzione: legare il futuro della pallacanestro romana a logiche di marketing statunitense, senza radici e senza rispetto del merito sportivo italiano, può generare un danno enorme. Se il progetto dovesse rallentare o cambiare forma, cosa resterebbe di una squadra senza identità? Solo macerie».
Un messaggio diretto anche ai tifosi, chiamati a non farsi distrarre. «Abbiamo riportato a casa lo storico logo Virtus. Domenica a Livorno, in una partita che vale il primato, e poi il 14 e 15 marzo a Rimini in Coppa Italia giocheremo per voi, per dimostrare che il basket a Roma sta tornando grande, anche se qualcuno sembra non essersene accorto». Un’affermazione di orgoglio e appartenenza che riporta al centro il valore della storia, della continuità e del lavoro quotidiano. Per Pasqualini, il futuro del basket romano non si compra: si costruisce.