Il Real Madrid si prepara al declassamento in Champions League FIBA: cui prodest?

24.01.2026 14:20 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Il Real Madrid si prepara al declassamento in Champions League FIBA: cui prodest?

Che questa NBA Europe si voglia fare non ci sono dubbi. Che si voglia fare a Roma, vuoi per il prestigio della FIP, o per le cronache di inciuci veri e presunti come di titoli sportivi che viaggiano da una città o un'altra alla volta della Capitale, non ci sono dubbi. E dopo l'intervento "a gamba tesa" del governo, come dicono nel calcio, che di punto in bianco ha stanziato la copertura del Foro Italico quando per avere le licenze di costruzione di un palazzetto ci vuole una vita e talvolta non basta, e con la presidente del Consiglio in prima fila e qualche ministro subito dietro, i dubbi sono ancora meno. Troviamo pericoloso e visti certi precedenti (leggi Ponte di Messina) impudente affermare che detta copertura sarà pronta per l'estate 2027 quando non c'è traccia di un progetto né di una rendicontazione dei costi, ma tutto va bene madama la marchesa. Tra il dire e il fare, però c'è di mezzo il mare o meglio il rischio per le squadre che si preparano al salto quello di uscire da EuroLeague per impantanarsi nel fango di una Champions League FIBA che in dieci anni non è riuscita ad innalzarsi al livello della rivale.

La BCL ha un suo appeal. Ha un trofeo dal nome roboante da assegnare, ha costi di ingaggio decisamente inferiori e un minor numero di partite utile a preservare l'usura dei giocatori e ridurre l'imprevisto di tornare ogni due per tre sul mercato (Marinkovic del Partizan si è rotto proprio ieri sera, auguri al capitano ma certo non lo rivedremo prima di un anno). E soprattutto non ha quella fee d'ingresso costosissima che si spartiscono le rivali di lungo corso, con cui potenziare il roster e costringere le ultime arrivate a spese assurde per essere competitive (come Bamberg, Alba Berlino e Gran Canaria hanno scoperto a proprie spese, tra le tante). Erano quattro i club candidati a NBA Europe tra il tripudio generale: l'ASVEL, che non conta nulla; il Fenerbahçe che ha involontariamente rilanciato le ambizioni di Galatasaray e Besiktas, il Barcelona, che negli ultimi giorni ha fatto l'endorsement per EuroLeague, e il Real Madrid che, a dispetto della contestazione della sua tifoseria, si starebbe preparando a salutare Bodiroga e Motiejunas e vedersela già dal prossimo anno con il Rytas Vilnius piuttosto che con la Pallacanestro Trieste o volare in Grecia per affrontare il Karditsa.

Le filippiche di Adam Silver a Londra hanno confermato, invece, le perplessità di chi i soldi li dovrebbe investire sperando di recuperarli tra chissà quanti anni. Sono tanti anni, e occorre avere fiato lungo perciò la platea di investitori dalla portata miliardaria si riduce a fondi speculativi statunitensi o arabi. Il primo loro problema è che non giocherebbero in casa ma nel terreno infido di una pallacanestro differente nella sua concezione, di un senso di smarrimento antiamericano che Donald Trump alimenta ogni giorno, della mancanza di storia di una nuova competizione (la stessa che manca alla BCL), di una pubblica opinione che nonostante sia ormai omogeneizzata alla vulgata social è ancora capace di riconoscere. Il secondo loro problema è la cronica mancanza di infrastrutture, aggravava dal fatto che a detta competizione quattro delle sedici componenti arriverebbero dalla BCL per meriti sportivi. Basta leggere i nomi delle squadre della stagione 2025-2026 per comprendere che nessuna di loro ha i requisiti patrimoniale e infrastrutturali per aderire a NBA Europe. Il terzo problema è che Silver non ha annunciato un accordo televisivo pluriennale che darebbe certezze e consentirebbe piani di rientro precisi. Stiamo parlando dell'humus (De Andrè lo chiamò letame) che ha dato la possibilità a LeBron James e compagni di guadagnare più soldi negli ultimi cinque rispetto ai quindici anni di carriera sommati insieme, e ha consentito ai Buss di prendere così tanti soldi dalla vendita dei Lakers.

In tutto questo è prevedibile facilmente che EuroLeague migliorerà ulteriormente la propria offerta. Per un'ASVEL ormai senza nerbo non è difficile ritenere che in primavera arriverà un accordo tra Russia e Ucraina su questa insulsa guerra che sta entrando nel quarto anno di conflitto. L'estate quindi sancirà prevedibilmente il rientro di CSKA Mosca e almeno Zenit S. Pietroburgo, società con roster altamente più competitivi dell'ASVEL, al massimo ci vorrà ancora un anno, e il passaggio alle Conference eviterà di ingolfare ancora di più il calendario. Il confronto per NBA Europe si alza di livello ulteriormente ancor prima di aver fissato una palla due, ed EuroLeague ha minacciato azioni legali, da affrontare senza l'ombrello di un giudice a New York e con una situazione politica, tranne in Italia, del tutto negativa verso gli USA. L'ultima considerazione che vogliamo proporvi per oggi è l'invito a guardare gli highlights della partita NBA di questa notte tra Memphis Grizzlies e New Orleans Pelicans. Ma non correte dietro la palla o non focalizzate il giocatore in schiacciata. Lasciate che il vostro sguardo si concentri sul fondale, sulle tribune semideserte del FedEx Forum. La Basketball Africa League (BAL), la joint venture apripista della NBA Europe con la FIBA, fin dall'inizio non pubblica bilanci verificabili criticamente ma solo, e inevitabilmente, comunicati stampa che trasudano ovvio e banale trionfalismo e autocompiacimento. Quanto valgono i dichiarati 140.000 spettatori presenti alle gare in programma (fonte ESPN)? Per noi che tendiamo a non dimenticare il passato per costruire un futuro migliore, stiamo cominciando a trovare analogie con la vicenda della Lehmann Brothers. Nel 2020 i Lakers erano stati valutati da Forbes appena 4,4 miliardi di dollari, oggi venduti con una valutazione complessiva di 10. Siamo sicuri che l'ingresso del capitale speculativo nella NBA, concesso dal Board of Governor e da Adam Silver nel 2021, non abbia creato una bolla che domani lascerà tanti cadaveri?