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I Global Games di Londra non smontano lo scetticismo su NBA Europe

21.01.2026 12:35 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
I Global Games di Londra non smontano lo scetticismo su NBA Europe

Kermesse NBA come ormai da tradizione con il doppio confronto tra Memphis Grizzlies e Orlando Magic, con i fratelli Wagner a strizzare l'occhio ai fan tedeschi, tra Berlino e Londra. Tante sensazioni, cotillon e ricchi premi (riservati agli Owner delle franchigie americane) come si diceva una volta ai Veglioni di Capodanno anni '70, una delle poche occasione a quell'epoca per fare veramente festa. Una vetrina da numeri Uno. L’idea di NBA Europe continua a essere presentata come una svolta epocale per il basket mondiale, un progetto capace di aprire un mercato enorme e di portare il marchio NBA in territori dove l’interesse per la pallacanestro è già altissimo. Tuttavia, a poco più di 18 mesi dal lancio previsto nel 2027, l’entusiasmo iniziale sta lasciando spazio a un crescente scetticismo, alimentato soprattutto dalla quasi totale assenza di dettagli concreti.

L’evento londinese all’O2 Arena – mascotte calate dal soffitto, celebrità a bordo campo, sold out dopo sette anni di assenza da questa location – ha mostrato ancora una volta la potenza spettacolare della NBA. Ma dietro la facciata scintillante, il progetto europeo appare sorprendentemente nebuloso. Sappiamo solo che la lega dovrebbe partire con 16 squadre (12 fisse e 4 qualificate annualmente) e che le nuove franchigie potrebbero nascere a Londra, Manchester, Parigi e Milano, affiancate da club storici come Barcelona, Madrid, Berlino e Monaco. Oltre questo, il vuoto nel quale fluttuano le ipotetiche quattro squadre di provenienza FIBA, ente che organizza due campionati europei senza formazioni che si avvicinino al budget di EuroLeague Basketball, figuriamoci a quella di una NBA Europe.

Il nodo principale riguarda gli investitori. Il prezzo d’ingresso oscilla tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari, ma nessuno ha ancora messo la firma: sperano in un ribasso o sono scettici sui ritorni economici?. RedBird Capital Partners ha mostrato interesse, complice il legame con l’AC Milan, e diversi fondi di private equity hanno avviato colloqui con la NBA e i suoi advisor (JPMorgan e Raine Group). Ma nulla è definito, e lo stesso Adam Silver ha ammesso che non è stata ancora stabilita la natura del capitale che verrà accettato. Eppure la "spinta" verso l'Europa come per le supervalutazioni delle franchigie che girano negli ultimi anni viene proprio dai fondi di investimento, che soltanto nel gennaio 2021 furono autorizzati ad acquistare fino al 20% di una singola squadra per poi essere dirottati verso più partecipazioni. Ad esempio il private equity Arctos Sports Partners viene definito il "vero fondo NB" contando partecipazioni in Warriors, Kings, Jazz, Bucks, 76ers, Cavaliers, Mavericks. Ma i fondi, per definizione, non investono in idee vaghe.

Sul fronte sportivo, la situazione non è più chiara. Il Barcelona sembra intenzionato a rinnovare con l’EuroLeague per altri dieci anni, un potenziale smacco per NBA Europe, anche se la NBA minimizza ricordando che i club possono liberarsi pagando una penale da 10 milioni. Nel frattempo, non esistono sponsor né broadcaster confermati, e l’evento organizzato al Raffles Hotel di Londra per attrarre partner commerciali ha lasciato molti osservatori perplessi: una bella vetrina, certo, ma pochissime informazioni reali. Ricordiamo che l'escalation delle valutazioni delle franchigie è venuto nel 2024 dopo la firma del contratto televisivo da 76 miliardi di dollari.

Il motivo di cotanta incertezza? Le franchigie NBA statunitensi, che co-governano la lega, non hanno ancora approvato ufficialmente il progetto. La decisione dovrebbe arrivare a marzo, ma il ritardo alimenta la sensazione di un percorso costruito un po’ troppo in corsa, nonostante se ne discuta da decenni. Non a caso, un insider americano ha definito il lancio «sorprendentemente poco ispirato per un’azienda famosa per il suo marketing», mentre un altro osservatore ha parlato di «grande show, pochi contenuti». E non aiuta la resilienza di EuroLeague Basketball, che prosegue il suo cammino quasi incurante dei rumors: una spaccatura totale tra i club soci fondatori sarebbe stata il grimaldello per far saltare il banco e aprire la conquista ma di fatto non c'è stata nemmeno da parte di quelli dichiaratamente favorevoli, tutti pronti a fare retromarcia alla "Vai avanti tu che mi viene da ridere" del mitico commissario Bellachioma.

Eppure, il potenziale è enorme: la NBA considera l’Europa il più grande mercato sportivo al mondo ancora da conquistare. Silver insiste che il 2027 è un obiettivo “ambizioso ma realistico”, e che NBA Europe offrirebbe agli sponsor un accesso più semplice rispetto al mercato USA, oltre a una platea di tifosi vastissima e culturalmente diversificata. Ma tra potenziale e realtà c’è un abisso: monetizzare l’interesse europeo è sempre stato complicato, e creare una lega da zero – per quanto la NBA abbia già sperimentato con NBA Africa – è un’impresa ben diversa dal semplice organizzare partite all’estero. In definitiva, NBA Europe ci appare ancora oggi come un progetto affascinante ma ancora troppo fumoso, che chiede a investitori e tifosi un vero e proprio atto di fede. La NBA è certamente l’organizzazione più attrezzata per provarci, ma la sensazione è che, al momento, la schiacciata del secolo sia ancora lontana dall’essere realizzata.