Facts and Figures - Un americano da Livorno

04.06.2020 00:04 di Marco Garbin   Vedi letture
Facts and Figures - Un americano da Livorno

All'alba degli anni 50, con un movimento cestistico già rodato, in Italia comincia a palesarsi un notevole gap tecnico con il resto del mondo.
Il campanello d'allarme suona forte nel 1947, dopo la pesante sconfitta contro la Francia, che rende ancora più cupo un periodo non troppo brillante per la nostra nazione.
Urge quindi una soluzione capace di rendere più moderno il gioco dei nostri nazionali, chiamati a risollevare il nome Italia negli ormai consolidati appuntamenti quali l'Europeo.
E dove cercare la soluzione se non da chi il basket l'ha inventato? E' così che i rappresentanti della Federazione si dirigono a "Camp Darby", vicino Livorno, dove prendono accordi con il Sergente Elliot Van Zandt dell'Athletic Department, amante del Bel Paese e ben lieto di partecipare all'impresa.
L'avvio non è però dei migliori: una manciata di giorni dopo ci sono gli Europei in Cecoslovacchia e Zan Zandt non ottiene (ma non è una sorpresa) il visto per raggiungere Praga. Al di là della cortina di ferro l'Italia si piazza nona. Ancora peggio vanno le cose alle Olimpiadi di Londra, con l'Italia che chiude diciassettesima.
Pochi mesi dopo, proprio grazie all'evoluzione tecnica portata dal tecnico americano, arriva la dolce vendetta contro la Francia: al Vélodrome d'Hivier i nostri s'impongono al supplementare dopo un clamoroso recupero davanti a quindicimila spettatori!
Con un clima politico non troppo disteso si giunge alla prima edizione dei Mondiali di Basket in Argentina, ai quali l'Italia non partecipa a causa dell'eccessivo budget da dedicare all'impresa.
I nostri si rivedono in campo in Francia per gli Europei del 51. Il quinto posto dietro URSS, Cecoslovacchia, Francia e Bulgaria non soddisfa proprio tutti ma Van Zandt prosegue il suo percorso, fino ai Giochi del Mediterraneo sempre nel 1951, tenuti ad Alessandria d'Egitto. Per l'Italia un ottimo bronzo, forse non sufficiente per la dirigenza della Federazione che si "consola" con la testa del tecnico americano, accusato di non essere in grado di gestire la "latinità" dei nostri.
Nonostante l'epilogo povero di stile l'importanza del contributo di Van Zandt è riconosciuto ed evidente a tutti, e permette al nostro basket di acquisire una mentalità professionistica coscia del valore dei fondamentali.