Phoenix Suns di carattere: Booker gela i Thunder allo scadere
L’etichetta di “mina vagante” non è più solo una suggestione quando si parla di Phoenix: sera dopo sera i Suns si stanno costruendo la reputazione di squadra scomoda, che non molla mai il colpo e che vive per questa linea sottile tra controllo e caos. Per la prima volta in stagione riescono a piegare una delle realtà più brillanti della Western Conference, e lo fanno al modo più crudele possibile per gli ospiti: con Booker che, sul filo dei centesimi, si alza per il tiro della vittoria sui Thunder e fa esplodere l’arena. E pensare che fino a metà del secondo quarto la serata sembrava indirizzata verso una comoda gestione per OKC: Shai Gilgeous-Alexander, pur destinato a chiudere con numeri sotto i suoi standard, dirige l’orchestra, crea dal palleggio, si prende il midrange che vuole e, insieme a un Jalen Williams pulito nelle letture e a un Chet Holmgren ordinato ed efficace, accompagna i suoi fino al +18 sul 49-31.
È qui che qualcosa si inceppa nel copione scritto dagli ospiti e la partita cambia registro. La “serata tranquilla” che OKC stava accarezzando sfuma un possesso alla volta, perché i Suns smettono di inseguire e iniziano a imporre il proprio ritmo, sporcando linee di passaggio, togliendo campo alla transizione avversaria e costruendo un rientro paziente. Il motore della rimonta ha il volto di Dillon Brooks che mette chili, presenza e qualche tripla pesante, ma è Jordan Goodwin a ridisegnare la narrativa della gara, trovando fiducia da fuori fino a trasformarsi nel miglior marcatore della serata e firmare, di fatto, la miglior prestazione della sua giovane carriera con una pioggia di triple dallo stesso angolo che diventa la sua firma. Così, mentre “SGA” comincia a fare fatica a trovare il tocco – tiri corti, conclusioni che grattano il ferro – Phoenix si riavvicina: all’intervallo il -7 sul 49-42 è già un piccolo capolavoro per come si era messa, e dopo un terzo quarto senza fronzoli offensivi, fatto di difese, contatti e ritmo spezzato, i Suns completano il sorpasso sul 74-73, girando definitivamente l’inerzia dalla loro parte.
Da lì in avanti si gioca con il fiato corto e con i dettagli a pesare come macigni. Phoenix riesce a mantenere il ritmo basso, negando al Thunder il campo aperto e costringendo gli uomini di Daigneault a ragionare a metà campo, dove ogni tiro di Shai diventa un piccolo rebus da sciogliere e non più una sicurezza. A 36" dalla fine sembra che i Suns abbiano finalmente trovato la zampata decisiva: Dillon Brooks si alza in stepback proprio in faccia al leader avversario e infila la tripla del doppio possesso di vantaggio, 105-101, quasi una dichiarazione d’intenti. Oklahoma però non è squadra che si arrende facilmente: Holmgren tiene vive le speranze con un tiro dalla linea di fondo dopo un rimbalzo offensivo, poi è un errore banale dello stesso Brooks – palleggio sul piede – a ridare palla al Thunder, che coglie l’occasione con Jalen Williams bravo a inventarsi il canestro del 105-105 a otto secondi dalla sirena, un tiro complicato che azzera tutto. Sul possesso decisivo, però, la palla va dove deve andare: nelle mani di Devin Booker. Il numero uno dei Suns attacca, si alza, trova il suo tempo e il suo spazio per il jumper che gela i Thunder e consegna a Phoenix una vittoria dal peso specifico enorme, mentre l’ultima risposta di Ajay Mitchell si spegne in un airball.