Miami Heat, pioggia di triple e colpo sui Pelicans prima del lungo road-trip
Il paradosso della serata è che tutto nasce da una sconfitta: quella contro i Wolves che aveva interrotto la serie di quattro vittorie consecutive del Heat, obbligando la squadra di Spoelstra a reagire subito prima di salire in aereo per un “road-trip” di quattro partite. Contro i Pelicans, Miami sceglie da subito la via più diretta: il tiro da tre. I primi sei canestri arrivano tutti dall’arco, manifesto programmatico di una squadra che vuole dettare il ritmo, trascinata da un Norman Powell in versione microonde puro, 3/3 da fuori per accendere la partita e mettere in chiaro che la serata avrà una sola colonna sonora, quella delle triple che toccano solo la retina. L’ex Clippers diventa immediatamente il punto di rottura della difesa di New Orleans: 15 punti in appena sei minuti, spaccando il match e aprendo il primo vero solco per gli Heat, mentre il Kaseya Center si scalda con la sensazione che, stavolta, la risposta dopo la sconfitta sia quella giusta.
Quando Powell si siede per rifiatare, il copione non cambia, semplicemente cambiano i protagonisti: Nikola Jovic raccoglie il testimone e infila 13 punti con grande efficienza, confermando che la profondità della rotazione di Miami non è solo un dettaglio statistico ma una chiave tecnica precisa.
Il primo quarto si trasforma così in un duello di precisione più che in una lotta sporca: da una parte l’attacco fluido del Heat, dall’altra i Pelicans che restano agganciati tirando con percentuali altissime, ben oltre il 60% nel periodo, chiudendo sotto ma ancora vivi dopo 12'. Il secondo quarto cambia invece registro: la partita si fa più imprecisa, le letture offensive si sporcano, l’inerzia oscilla. L’arma da tre di Miami si raffredda, mentre New Orleans si aggrappa a Trey Murphy III, che firma la parità a quota 57 e incendia il finale di primo tempo con una raffica personale dall’arco. Ma, proprio quando l’onda dei Pelicans sembra alzarsi, Powell spegne l’entusiasmo con l’ennesima tripla e, nell’ultima fiammata prima dell’intervallo, si prende anche il duello diretto con Murphy, mandando gli Heat negli spogliatoi con un rassicurante +8 sul 70-62.
Dopo la pausa lunga i Pelicans vivono un blackout offensivo di sei minuti in cui non trovano nemmeno un canestro dal campo, inchiodati da scelte forzate, possessi affrettati e una crescente frustrazione. Miami, che non è squadra abituata a fare sconti, fiuta il sangue e alza ancora il volume dell’attacco: Powell continua a martellare da tre, Bam Adebayo – rimasto in ombra in avvio – sceglie il momento perfetto per timbrare la sua presenza con giocate solide su entrambi i lati del campo, spingendo il margine fino alla ventina di punti sul 91-71 e dando ai compagni la sensazione che il lavoro pesante sia ormai fatto. L’ultimo quarto diventa così più una gestione che una battaglia: con 16 punti di vantaggio all’inizio del periodo conclusivo, gli uomini di James Borrego non riescono mai davvero a riaprire i giochi, e il finale sul 125-106 certifica non solo il dominio di Miami ma anche la risposta di carattere di un gruppo che, prima di affrontare un lungo viaggio lontano da casa, manda un messaggio chiaro alla conference: se le triple entrano con questa continuità e il supporting cast si accende così, il Heat resta una squadra che nessuno ha voglia di incrociare.