Fisico, difesa e tanta intensità, la Valtur Brindisi domina Verona
Il 4 gennaio era una data che Piero Bucchi aveva ben cerchiata sul calendario. La partita contro Verona, big match della prima di giornata di ritorno e scontro al vertice, probabilmente l’aveva già giocata diverse volte nella sua testa, pensando a ogni possibile mossa o aggiustamento, esattamente come si fa prima di una partita a scacchi, quando vincere non è sufficiente, bisogna dominare ogni aspetto del gioco. Il campo ha detto che la Valtur Brindisi ha dominato contro la Tezenis Verona, vincendo per 74-55 e ribaltando la differenza canestri nel doppio confronto. Eppure la settimana non era andata nel migliore dei modi, con mezza squadra messa KO dall’influenza e il primo allenamento a ranghi completi effettuato solo venerdì. Lo stesso capitano Radonjic ieri è sceso in campo fortemente debilitato dalla febbre, ma l’appuntamento era troppo importante per farsi fermare da fattori esogeni e il pubblico del PalaPentassuglia, completamente sold out, aspettava da tempo una prestazione del genere. Un +19 largo, che non esprime neanche del tutto la differenza che si è vista in campo tra le due squadre, con Brindisi che ha premuto sull’acceleratore nella seconda metà del secondo quarto ed ha scavato il solco decisivo fino ad arrivare anche al +26 di fine terzo quarto, sovrastando fisicamente Verona, difendendo in modo perfetto e scardinando ogni trappola difensiva messa in atto da coach Cavina. Solo in apertura di ultimo quarto la zona press del coach scaligero ha dato qualche frutto, con Verona in grado di piazzare un parziale di 8-0 e riaprire almeno la contesa sulla differenza canestri nel doppio confronto, ma come si suol dire è stato troppo poco e troppo tardi. Cinciarini, autore di una grande partita, ha ripreso subito le redini dell’attacco brindisino, gestendo palla e ritmi alla perfezione, senza troppi patemi fino alla sirena finale.
MCGEE SOLO A SINISTRA – Come spesso accade la vittoria di Brindisi parte principalmente dall’organizzazione difensiva che, contro Verona, si è basata su due punti fondamentali: mai concedere la destra a McGee e uscita alta sul pick’n roll per togliere l’arma principale offensiva principale degli scaligeri, ovvero il tiro da tre. Su McGee è stato fatto un lavoro incredibile in difesa sia da parte di Radonjic che da Mouaha e in parte da Copeland. La guardia americana è stata sempre costretta dalla parte del campo che meno predilige, dove è meno pericoloso e dalla quale riesce meno ad attaccare il canestro. Emblematico un momento nel secondo quarto in cui Poser sale per portare il blocco e Mouaha praticamente lo scherma difendendo in orizzontale, facendo capire a McGee che l’unica strada da percorrere era il sentiero tracciato da Bucchi, che lo avrebbe portato direttamente nelle fauci dei lunghi brindisini pronti ad accoglierlo nel pitturato. Oltre al lavoro certosino fatto sull’americano, Bucchi ha estremizzato lo show sui pick’n roll accettando a più riprese il cambio difensivo. Il lungo è sempre uscito forte sul blocco con il solo intento di chiudere il tiro da tre, fondamentale in cui Verona eccelle. Poco importava a Bucchi di lasciare qualche spazio in più per le penetrazioni, Verona in quel fondamentale è pericolosa solo con pochi interpreti e la differenza di fisicità avrebbe fatto il resto. Più facile cercare il tiro da fuori, anche se contrastato piuttosto che entrare nel pitturato brindisino. Non a caso Verona ha chiuso con 23 triple tentate e soli 4 liberi tirati. La preparazione difensiva è stata infine resa possibile anche dalla grande comunicazione e disponibilità degli interpreti in campo. Infatti si è visto più volte un cambio sull’arco che ha provocato una situazione di mismatch sottocanestro subito sistemata grazie a un raddoppio arrivato al momento giusto o grazie al lungo che scalava con i tempi giusti ordinando un nuovo cambio difensivo, oppure come nell’ultimo quarto grazie all’intelligenza di un giocatore come Miani che ha letto il passaggio in post prima di chiunque altro e si è fatto trovare sulla linea di passaggio pronto a recuperare il pallone. Tenere un squadra come Verona a 55 punti e a 4/23 da tre punti, del resto è possibile solo se tutto funziona alla perfezione e ieri è successo.
ITALIANI AMERICANI – Si dice da sempre che in A ci si salva e in A2 si viene promossi solo se si ha un nucleo di giocatori italiani di talento e ben assortito. Brindisi gli italiani di talento li ha, ma la cosa più importante emersa ieri è come tutti sappiano essere protagonisti a modo loro, trovando il modo di esserlo in momenti diversi della partita. Ieri ne è stata l’ennesima dimostrazione. Vildera ha giocato una partita di livello superiore, difensivamente impeccabile soprattutto nei cambi che lo vedevano accoppiato a un esterno, mentre Esposito è stato fondamentale sia a rimbalzo sia nel mettere il fisico in difesa quando contava. A loro si aggiungono i due MVP di ieri, ovvero Miani e Cinciarini. Il primo ha una versatilità tale che gli permette di essere una minaccia costante sia a un metro dal canestro che a 7 metri, mentre il secondo ieri ha fatto la cosa in cui è specializzato: il playmaker. Cinciarini ha diretto l’orchestra brindisina da professore emerito in teoria del basket applicata, gestendo i ritmi e i tempi di gioco, rallentando quando era necessario farlo, smistando il pallone in modo da far entrare tutti in ritmo e gestendo da maestro l’unico momento di blackout avuto dalla squadra a inizio quarto quarto. Il professore, che ha aggiunto anche 5 recuperi alla sua eccelsa prestazione, ha dato l’ennesima dimostrazione che non c’è bisogno di fare grandi numeri per dominare mentalmente una partita come ha fatto lui ieri. Non è un caso che nessun aggiustamento difensivo di Cavina, zona compresa, abbia funzionato. Se si sbagliava il tiro c’erano Esposito e Vildera a dominare a rimbalzo, mentre in altri momenti l’attacco brindisino è stato bravo a leggere gli aiuti sul pick’n roll, soprattutto quando Verona era messa a zona. E gli americani? Bucchi ha sicuramente vinto la partita grazie a una difesa perfetta, alla ottime letture offensive, ma il dato più eclatante è aver vinto dominando la partita più importante della stagione con Zach Copeland che ha chiuso con 13 punti, ma anche con 8 palle perse, un numero abnorme se paragonato alle 19 perse totali di squadra. Vincere nonostante una prestazione del genere della guardia americana è una prova di forza non indifferente. Copeland è stato senza dubbio colui che ha dato il via al parziale del secondo quarto con due triple che hanno spezzato le gambe a Verona, ma dimostra di essere ancora troppo confusionario quando mette la palla a terra e prova ad attaccare il canestro. L’altro americano invece è sempre più convincente nell’essere meno protagonista. Francis sta cambiando il suo modo di giocare, non rinuncia ai tiri che deve prendere, ma ne forza di meno, sta dimostrando di avere mani velocissime in difesa e al tempo stesso anche discrete capacità di lettura nell’attaccare il ferro (come ieri) e nel capire quando è il suo momento (come a Roseto). Un Francis da 9 punti che gioca per la squadra a volte può essere molto più utile di un Francis da 25 punti che tira qualsiasi cosa gli passi tra le mani.
TROVARE CONTINUITÀ – Adesso Brindisi è in testa alla classifica a pari merito con Pesaro e Rimini, due squadre battute in casa e che dovrà affrontare in trasferta. Ed è qui che Brindisi dovrà fare il salto di qualità se ad aprile vorrà festeggiare la promozione diretta. Troppe volte la squadra solida e cinica vista al PalaPentassuglia si è sciolta in trasferta, senza mai entrare in partita e rimediando sconfitte difficili da digerire come quelle recenti di Bergamo e Rieti. La squadra, come detto da Bucchi un paio di settimane fa, deve fare lo step mentale necessario per la promozione, ovvero quello di mantenere la concentrazione per tutti i 40 minuti, non uscire dalla partita per alcuni fatali momenti come succede spesso. Anche perché in casa si riesce in qualche modo a metterci una pezza, mentre in trasferta è molto difficile e, quando si lasciano 10 punti di vantaggio a squadre come la Fortitudo, Rieti o la stessa Verona già nei primi minuti di gioco, poi diventa complicato recuperare. Già dalla prossima settimana a Cremona, in una partita insidiosa in cui potrebbe esserci un calo mentale dopo la grande prestazione di ieri, Bucchi e i tifosi brindisini avranno le prime risposte.