Una rimonta da grande squadra salva i Lakers dai Memphis Grizzlies
Le partite si susseguono e cominciano a somigliarsi pericolosamente per i Lakers, almeno nel copione: Memphis parte meglio, Los Angeles barcolla, poi il trio delle meraviglie riscrive la trama. L’inizio sembra una fotocopia stropicciata di una brutta serata: Jock Landale e Cedric Coward si alternano in chiusura vicino al ferro, i Grizzlies spingono sul gas, trovano ritmo e varietà in attacco, mentre i gialloviola arrancano dietro al punteggio. A evitare subito il baratro è Doncic, che tiene da solo la baracca in piedi nel primo quarto, segna in ogni modo, pareggia a quota 17 e poi spinge per il primo sorpasso sul 23-22, ben spalleggiato dall’energia silenziosa di Jarred Vanderbilt. Ma la sensazione è che i Lakers debbano sempre remare controcorrente: Memphis, spinta da un GG Jackson aggressivo e in fiducia, piazza in un lampo un 12-3 che riapre il solco fino al 34-26, preludio a un primo tempo in cui LeBron fatica a trovare supporto stabile e l’inerzia sembra tutta dalla parte dei Grizzlies.
Con il passare dei minuti il distacco si allarga: Jackson continua a insistere, Coward gioca senza timore reverenziale e firma il +15 con un fadeaway morbido che fotografa alla perfezione la diversa leggerezza mentale tra le due squadre. I Lakers cercano soluzioni, cambiano quintetti, provano a dare un senso ai possessi, ma ogni volta che sembrano poter rientrare, Memphis trova il modo di respingerli. Il punto di svolta, però, ha un nome e un cognome: Jake LaRavia. L’ala dei Lakers comincia a occupare spazi, correre il campo, punire le disattenzioni, e dopo un’intercetto di LeBron si lancia a tutto campo per chiudere al ferro e spezzare finalmente il ritmo dei Grizzlies. Il break di fine secondo quarto non è solo una questione aritmetica – si rientra negli spogliatoi sul -11, 65-54 – ma soprattutto emotiva: i Lakers hanno trovato un’altra fonte di energia accanto alle stelle.
La seconda metà di gara, infatti, assomiglia a un lento ma inesorabile ribaltamento di potere. GG Jackson parte con un altro schiaccione per ristabilire le gerarchie, ma LaRavia lo punisce subito dall’arco con due triple che tengono i Lakers aggrappati al match, mentre Deandre Ayton dà finalmente peso interno per riportare lo svantaggio sotto la doppia cifra. Memphis, priva di Ja Morant, si affida allora alla versatilità di Santi Aldama per costruire un nuovo allungo fino all’83-72, approfittando anche delle difficoltà dei Lakers nel trovare ritmo dall’arco. Poi arrivano in sequenza i lampi delle due stelle: LeBron e Doncic iniziano a trovare il fondo della retina dalla distanza, cambiano la percezione della partita e trasformano ogni possesso in un esame di maturità per i Grizzlies, che chiudono il terzo periodo con soli quattro punti di margine, 87-83, dopo la preghiera mancata allo scadere da GG Jackson.
L’ultimo quarto diventa allora terreno di battaglia tra liberi, contatti e possessi pesanti: LeBron apre i giochi nel traffico con un lay-up, poi firma la tripla del -1, distribuisce due assist d’oro a LaRavia per il sorpasso sul 94-92 e, quando Kentavious Caldwell-Pope e Jaylen Wells provano a tenere in vita Memphis, è Luka a chiudere la porta a doppia mandata con due triple consecutive che spingono il margine a +9 a 2' dalla sirena. Da lì in poi è gestione di nervi e tiri liberi: i Lakers tengono, i Grizzlies si spengono un possesso alla volta per il 120-114 finale.