Perché i Boston Celtics saranno poco attivi nel buyout market
Con la trade deadline alle spalle, l’attenzione NBA passa al buyout market, dove i giocatori tagliati cercano spazio in squadre da playoff. Storicamente l’impatto di questi innesti è minimo, ma il tema attira sempre curiosità. I Celtics hanno concluso quattro scambi, ricevendo un solo giocatore con contratto standard più il two‑way John Tonje. Hanno poi convertito Amari Williams da two‑way a contratto NBA, ma restano comunque a 12 giocatori, sotto il minimo di 14. Possono restare così per 14 giorni consecutivi (28 totali), e probabilmente sfrutteranno questa finestra, anche grazie alla pausa All‑Star.
Il problema è economico: dopo la deadline Boston è a 842.292 dollari sotto la luxury tax, troppo poco per firmare un giocatore del buyout market. Per completare il roster dovranno muoversi in modo creativo. La soluzione più semplice è ricorrere ai contratti da 10 giorni, che non impattano sul tetto salariale come un accordo standard. Dimentichiamo quindi sogni irrealistici come Cam Thomas o Khris Middleton: anche se fossero disponibili, Boston non avrebbe margine per firmarli. Più realistico aspettarsi firme interne, magari dal roster dei Maine Celtics. Un nome noto è Keon Johnson, ex scelta al primo giro con quattro anni di esperienza NBA. Immaginare arrivi di alto profilo è divertente, ma la situazione salariale dei Celtics impone prudenza. Meglio tenere basse le aspettative.