I Warriors hanno scelto la via prudente: niente “all‑in” alla deadline
I Golden State Warriors hanno deciso di non sacrificare tutte le loro risorse alla trade deadline, rinunciando a inseguire una superstar a ogni costo. L’ipotesi Giannis Antetokounmpo era reale, ma avrebbe richiesto di cedere scelte future e pedine importanti; allo stesso tempo, l’opzione Kristaps Porzingis avrebbe comportato la perdita di due giocatori di rotazione. Il front office ha valutato entrambe le strade, preferendo una gestione più conservativa.
La lunga “questione Jonathan Kuminga”, alimentata da problemi di adattamento con Steve Kerr e dall’incertezza sul futuro del coach, aveva già spinto la dirigenza a cercare un big man moderno o un sostituto credibile. L’infortunio di Jimmy Butler ha poi accelerato la necessità di trovare un supporto offensivo per Stephen Curry, ma senza arrivare a mosse drastiche. Con l’avvicinarsi della deadline, si è parlato di Butler come possibile pedina per arrivare a Giannis, ma i Warriors hanno escluso questa possibilità, lasciando come unico asset di peso Draymond Green, che però è rimasto.
Alla fine, Golden State ha scelto una soluzione “sicura”: aggiungere Porzingis senza intaccare il nucleo né il futuro. Il lettone risponde al bisogno tecnico di un lungo moderno, pur non essendo la superstar che avrebbe rivoluzionato la corsa al titolo. Il suo contratto in scadenza da 30,7 milioni apre anche margini di manovra per l’estate 2026, mantenendo viva la possibilità di tornare su Antetokounmpo. In sintesi, i Warriors non hanno vinto né perso la deadline: hanno colmato alcune lacune, conservato Green, Butler e le scelte future, e mantenuto flessibilità per le prossime mosse. Per una squadra che vuole aiutare Curry senza compromettere il domani, non è affatto un cattivo risultato.