LBA - Per Legabasket la sfida più urgente è fuori dal campo

08.10.2020 14:40 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
LBA - Per Legabasket la sfida più urgente è fuori dal campo

Si può dire che le società di A2 e B, decidendo di fissare la data di inizio campionato a novembre inoltrato, abbiano avuto la giusta prudenza di aspettare e vedere in che direzione si sarebbe sviluppata, tra estate e autunno, la pandemia che tanti danni sta facendo al mondo intero.

Si dirà che, con il risultato economico strettamente legato alla presenza di pubblico (le sponsorizzazioni top di maglia non sono grandi cifre), era quasi un gioco forzato per le due categorie. 

Invece, al piano di sopra, sotto le insistenze del presidente federale Petrucci - che invocava un rapido ritorno in campo - e, sotto sotto anche di qualche società che pensava al riavvio delle Coppe europee si è scelto di anticipare la stagione 2020-21 con una Supercoppa a 16 squadre iniziata a fine agosto.

Il giorno dopo la fine della manifestazione, non sono mancati i peana di soddisfazione per la bella riuscita. Squadre incomplete, figuracce sesquipedali, incostanza nelle prestazioni, galà per 200 intimi di cui nessuno ha potuto ammirare la bravura di conduttrice Geppy Cucciari e pazienza su! che non sia stato uno spot per il movimento: tutto dimenticato.

Passati ormai quindici giorni e fatti i conti del consuntivo, tra snervanti lotte con il governo per avere uno spettatore contingentato in più e sconti di quarantena sugli arrivi dagli Stati Uniti, costi di sanificazione, giocatori ancora ospitati in residence o motel di dubbio gusto, problemi muscolari assortiti e mancanza di fondo nella preparazione degli atleti che si useranno per molto tempo a giustificazione di una brutta prestazione o di una sconfitta improvvida, forse è maggioritaria la platea degli scontenti.

Inutile piangere sul latte versato, ma risparmiateci le scuse.

Stamani i giornalisti italiani sembra si siano messi d'accordo per scrivere la stessa cosa: il futuro immediato del campionato 2020-21 (e forse anche il destino di qualche società) sono legati a questo ennesimo benedetto DPCM e alla possibilità di fare entrare pubblico alle partite. 

Avevamo avvertito a febbraio che la pandemia e lo stop erano motivo per anticipare la ricerca del nuovo contratto televisivo. Guardate l'accordo a ribasso con Eurosport quando è arrivato. 

Ci avevano raccontato che i budget delle società si stavano riscrivendo al ribasso, e che i compensi dei giocatori sarebbero stati inferiori. Invece adesso ci sentiamo dire, anche da quelli considerati tradizionalmente più virtuosi, che senza incassi del botteghino non si può andare avanti. Chi si prepara a non pagare i giocatori?

Un palazzetto aperto a 200 persone è una condanna a morte per tanti. Ma in un mondo in cui si ammalano anche quelli che hanno negato l'esistenza del coronavirus, e si salvano con il posto letto riservato ai potenti, si potevano fare considerazioni più attente.

Adesso fiato sospeso come nel momento del buzzer beater che può risolversi in vittoria o sconfitta. Solo che si gioca fuori dal campo.