Sassari, parla Citrini: «Abbiamo preso a pugni il destino»
Paolo Citrini da dove cominciamo: dalla salvezza o dalla notizia della non iscrizione alla prossima serie A1?
"Io sono in questa società da 16 anni, ho fatto tante cose, con la maschile da assistente nel periodo in cui i ragazzi hanno vinto tanto, poi mi sono occupato della comunicazione, e quest'anno sono tornato in panchina con le ragazze. Devo dire che in questi anni mai il Presidente, la società ci ha fatto mancare qualcosa, anche nei momenti del Covid, nessuno e nessuna ha avuto da lamentarsi. La società non ha mai mancato ai suoi obblighi verso noi dipendenti. Voglio dire che comprendo la scelta della società anche se ovviamente di fondo c'è un grande dispiacere, specie dopo quello che abbiamo fatto. Ma ripeto capisco che se è stata presa questa decisione vuol dire che non c'erano più le condizioni per andare avanti".
Allora parliamo di quello che avete fatto in campo?
"E' stato fantastico nonostante tutto sembrava che andasse contro di noi e che fossimo noi la squadra destinata a retrocedere. Nel giro di poco siamo passati dai play off ai play out, all'ultima giornata, poi un mese di stop - per le Nazionali, ndr - e con un umore non proprio dei migliori. Pronti via alla prima partita dopo 4 minuti e qualcosa si fa male Richards, Carangelo era stata male in precedenza. In gara 1 abbiamo sentito il colpo e non siamo riusciti a riprenderci, subendo 94 punti. Lì ci siamo compattate come gruppo e siamo andate a vincere a Brerscia con una partita di grande qualità e sostanza. E poi gara 3 a casa nostra, con tanta gente a vederci, è stato un altro capolavoro. Lo sport è bello per questo: nel momento più difficile quando il destino sembra accanirsi contro, si riesce, se hai le risorse umane prima che tecniche, a trovare le risposte. E noi abbiamo preso a pugni il destino".
E' stata una stagione difficile?
"Direi di sì ma anche esaltante. L'inizio di campionato ottimo, l'Eurocup, forse se non si spegneva la luce nell'ultima partita avremmo passato il turno, la semifinale di Coppa Italia...In mezzo mille infortuni più o meno seri che ci hanno rallentato e tante giocatrici esordienti in serie A, dalle italiane Trozzola, Sammartino, Egwoh a Julia Boros la nostra ungherese che ha avuto bisogno di tempo per sistemarsi come si deve, oltre alle più esperte, tutte, a partire dalla nostra capitana Carengelo che è stata una guida. Io credo che le giocatrici italiane esordienti abbiano fatto un salto di qualità importante. Ho sempre cercato di coinvolgerle tutte anche per non rischiare di arrivare al momento decisivo con qualcuna che non avendo mai avuto responsabilità, non avrebbe potuto darci una mano".
Le sue emozioni quali sono state in questa stagione?
"Sono state emozioni fortissime e di ogni tipo. Ho messo sempre in campo il mio entusiasmo cercando di controllarlo, di essere sempre preparato, sul pezzo come si dice. E tutto è stato molto bello a maggior ragione perchè siamo passati dalle difficoltà ad un risultato che sapevamo di meritare. Alle ragazze ho sempre detto di dare il massimo, di prendere ogni cosa di ogni singola giornata come un esperienza importante da accumulare per il futuro, umanamente e tecnicamente"
Ed ora che fa?
"Adesso mi godo la famiglia. Devo dire che fino a poco fa, prima della salvezza, stavo pensando alla squadra del prossimo anno. E' stata un'esperienza straordinaria che spero di ripetere".