Gianluca Basile: «Io avevo 20 anni, lui 40: è stato un'enciclopedia da cui imparare»
Per la città di Reggio Emilia e per i suoi tifosi, Mike Mitchell resterà per sempre "Il Professore". Non solo per l'indiscussa classe mostrata in campo, ma soprattutto per il ruolo di mentore e guida che ha avuto per i giocatori più giovani, ai quali ha insegnato come affrontare il complesso mondo del basket, fatto di successi, soldi e tentazioni. Gianluca Basile ha tratto enorme ispirazione dalla sua figura: «E lui ti indicava la strada con l'esempio – ricorda il 'Baso', suo compagno di squadra per 4 stagioni, dal 1995 al 1999 – bastava osservare la cura con cui affrontava ogni dettaglio dall'inizio alla fine di ogni allenamento. Dallo stretching, al riscaldamento, la routine di tiro... Capivi immediatamente di avere di fronte a te un professionista, anzi un campione, venuto da un altro pianeta. A quei tempi – prosegue l'ex numero 7 dell'indimenticabile Cfm e poi medaglia d'argento ad Atene – io avevo vent'anni e lui quaranta, quindi per me è stato come un'enciclopedia da cui attingere le pagine più importanti».
La recente notizia dell'intitolazione di un settore del PalaBigi all'indimenticato campione americano è stata accolta con grande gioia proprio da Basile, che è stato tra i primi a supportare l'iniziativa e a firmare la relativa petizione: «Sono davvero felice di questa notizia, onestamente mi sembra un atto dovuto per quello che Mike ha dato alla città e alla Pallacanestro Reggiana. È un gesto bellissimo e che rafforza ancor di più il legame che c'è tra lui e tutte le persone che, come me, hanno avuto l'onore di conoscerlo. Purtroppo se n'è andato troppo presto, a soli 55 anni, quando avrebbe potuto insegnare ancora tanto, soprattutto ai più giovani che erano un po' la sua vocazione».
Quella per i giovani, infatti, era diventata una vera e propria missione per Mitchell anche dopo il ritiro dal basket giocato. Tornato a San Antonio, in collaborazione con i gloriosi Spurs, "Il Professore" era diventato un punto di riferimento per le nuove generazioni. Incontrava i ragazzi per raccontare la sua esperienza, mettendoli in guardia dai demoni che avevano tormentato l'anima nella parte centrale della sua carriera. Un'eredità umana e sportiva cristallizzata nel 2018 con l'inserimento nella Hall of Fame degli Spurs, sotto lo sguardo commosso di coach Gregg Popovich. Reggio Emilia ha avuto il privilegio di accoglierlo per sette stagioni indimenticabili, offrendogli una comunità in cui ha saputo rimettere insieme i pezzi della propria esistenza, diventandone uno dei simboli più splendenti.