Facundo Bereziartua: "A Costa Masnaga ci piace correre ma con la testa"
“Quando vado a Ferrara, a casa, io vado anche a giocare a calcio con mio padre, calcio a 5 o anche a 7. Siamo appassionati di calcio, interisti perché quando siamo arrivati in Italia nell’Inter c’era mezza nazionale argentina mentre in Argentina la nostra simpatia è per il River”. E questo che c’entra con Facundo Bereziartua, 30 anni, da Buenos Aires ma dal 2002 in Italia, allenatore della CLV Limonta Costa Masnaga, serie A2 femminile?
Tutto, c’entra tutto perché è un altro lato dell’allenatore che insieme alle sue ragazze sta guidando il girone A della A2 – in coabitazione con la Repower Sanga Milano – con 13 vittorie e 2 sconfitte e sta giocando una pallacanestro molto efficace e bella da vedere. Aspetti che non sempre vanno insieme su un campo da basket
“Noi ci proviamo – dice il coach dall’accento ormai quasi del tutto lombardo – perché il tipo di squadra che abbiamo scelto di costruire ha nel suo DNA il fatto di voler giocare la palla in modo veloce, perché per adesso rende, perché è il mio modo di intendere il basket in questo momento. E perché le persone che hanno fatto sì che io arrivassi a Costa, Bicio - Fabrizio Ranieri – Ennio Zazzeroni e Luca Andreoli, persone alle quali va il mio grazie più grande, con i quali condivido la stessa filosofia di gioco, hanno pensato che fossi la persona giusta per dare continuità ad un’idea”.
Le statistiche fino ad oggi vi mettono al primo posto per punti segnati, rimbalzi totali, assist, palle perse e valutazione. Fino a che punto sono veritiere? “Sono lo specchio di quello che vogliamo essere e che chiediamo ogni giorno alle giocatrici. Compresa la questione delle palle perse perché giocando un alto numero di possessi ci sta che qualche pallone vada perso. Ma dipende: una palla persa perché facciamo un passaggio per andare in contropiede e va lungo è una palla persa di gioco. Una palla vagante che lasciamo uscire senza aver provato a tutti i cosati a prenderla è una palla persa concettuale. E noi gli errori a Costa li definiamo così, di gioco o di concetto. I rimbalzi per noi sono la linfa per poter esprimere il nostro gioco: ci dicono in tanti che siamo una squadra grande fisicamente. Ma ce ne sono altre che come noi se non di più, quindi dobbiamo avere attitudine ad andare a rimbalzo. Così come gli assist: la condivisione della palla non è qualcosa che uno dice in allenamento e via. Si costruisce la mentalità giusta perché le giocatrici sappiano quanto è importante per una squadra come noi che vuole andare di corsa, passarsi la palla. Il lavoro quotidiano in palestra è anche questo”.
Si dice “Vai di corsa e pensi di meno”, giusto? “E’ diverso. E’ un diverso modo di pensare. Più rapido, nel quale devi sapere prima cosa vuoi fare e come lo vuoi fare. Giocare di corsa vuol dire ragionare in modo diverso. E’ più complicato perché le cose accadono più velocemente, in fretta, le cose buone come gli errori. Ma questo fa sì che anche un errore può essere accettato se il sistema che abbiamo costruito regge. Bisogna ragionare sull’accettazione e comprensione degli errori in modo che nessuna si senta più responsabile di un’altra perchè certi errori sono uguali per tutte. Su questo e su altro vedo una squadra che sta maturando in modo importante”.
Per esempio? “La vittoria ad Empoli (76-84 ndr) che è arrivata negli ultimi minuti dopo essere stati sotto anche di 15 e comunque sempre ad inseguire. Ho visto il salto di qualità perchè le altre volte che siamo stati sotto di così tanto se non di più, abbiamo perso, Livorno e Torino. In trasferta, dove noi siamo una squadra un po' diversa da quella che gioca in casa. Aver tenuto la stessa o quasi, intensità di una squadra come Empoli, sul suo campo, essere riusciti a non sprofondare ulteriormente nel punteggio e tenerci la possibilità di giocare cinque minuti di fuoco è stato determinante ed evidenzia un passo in avanti nella mentalità della squadra. Dall’altra parte ci dice anche che il nostro obiettivo deve essere quello di essere costanti nei 40 minuti. Le fiammate di bel gioco e di grande intensità sono importanti ma potrebbero non bastare sempre dunque dobbiamo essere equilibrate. L’up and down del quale ancora talvolta soffriamo ci è costato il quarto di finale in Coppa Italia con Matelica che è una squadra forte, ben allenata, con tanta qualità ed esperienza che sono stati aspetti decisivi in quell’occasione”.
C’è qualcosa di nuovo su cui lavorerete di qui ai prossimi mesi? “Partendo dal fatto che questo modo di giocare per noi è imprescindibile, e quindi lo manterremo migliorandolo, dobbiamo essere più presenti su aspetti tecnici e tattici. Non possiamo pensare solo a noi in questo momento: le nostre giocatrici devono acquisire un bagaglio di conoscenze che un domani saranno loro utili con altri allenatori, altre squadre, altre situazioni. E poi perché adesso sono cose che ci troviamo a dover affrontare in modo corretto ogni volta che giochiamo I blocchi, gli angoli, i cambi sul P&R come e quando farli, la zona, solo per citare i primi aspetti che mi vengono in mente”.
Cosa fa Facundo quando non è in campo? “Mi piace guardare molti sport. Sono un appassionato di biathlon per esempio. Ma anche il calcio, l’altro basket che si vede in giro. Il calcio e naturalmente, essendo nato in Argentina, non mi perdo una partita dei Pumas, la Nazionale di rugby. Poi tennis e scacchi. Credo sia un modo per allenare la mente ad essere sempre concentrata nei momenti difficili. E poi il mare. Voglio andare a vivere un giorno, in una città dove il mare sia l’aspetto più importante”.
Il suo sogno da allenatore? “Rimanere sempre concentrato su quello che sto facendo. E poi mi piacerebbe fare l’assistente allenatore in una squadra di Eurolega. Sono troppo giovane e non così esperto da pensare di poterlo fare a questa età, perché soprattutto mentalmente servono una forza ed un’esperienza davvero notevoli. E mi piacerebbe capire se l'idea di gioco che ho in questo momento è applicabile ad un altro ed altissimo livello come l’Europa. Sono curioso”.-