Golden State autoritaria a Minneapolis, punite le perse dei Timberwolves
Alla fine, dopo il rinvio legato alla morte di un uomo durante un intervento di agenti federali, Timberwolves e Warriors si sono ritrovati al Target Center per la prima tappa di un back-to-back improvvisato, con Golden State subito padrona del ritmo e dell’inerzia. L’avvio è importante: 14-2 in transizione, palloni sporcati, Stephen Curry che orchestra (26 punti, 7 assist, 4 recuperi) e un margine che, col passare dei minuti, arriva fino al +26, mentre Minnesota si aggrappa al talento di Anthony Edwards (32 punti, 11 rimbalzi) e alle fiammate di Donte DiVincenzo, lucidi al tiro da fuori ma disastrosi nella gestione del pallone, con una valanga di palle perse che finisce per segnare la serata.
È proprio la gestione del possesso a raccontare la partita più di qualsiasi altro dato: le perse dei Wolves alimentano in continuazione il contropiede dei californiani, che pure, nel primo tempo, lasciano aperta la porta con percentuali rivedibili e un 47-46 all’intervallo che illude il pubblico di casa.
L’illusione però dura poco: al rientro dagli spogliatoi i Warriors ritrovano la versione d’epoca, piazzano un 38-17 nel terzo quarto, iniziano a colpire con continuità dall’arco e trasformano ogni errore di Minnesota in un’opportunità aperta, fino a spingere il divario oltre la ventina di lunghezze; in apertura di ultimo periodo è ancora Curry a mettere il sigillo definitivo, costringendo le panchine a svuotarsi in fretta e lasciando già sullo sfondo la seconda parte del back-to-back, sempre a Minneapolis, con i Timberwolves chiamati a una risposta soprattutto mentale prima ancora che tecnica.