Reggio, Priftis: «La mancata chiamata su Caupain nel finale ha inciso molto»

Fonte: di Isabella Zanoni per PB
Reggio, Priftis: «La mancata chiamata su Caupain nel finale ha inciso molto»
© foto di Rossi/Ciamillo

Dopo una gara intensa, la Una Hotels Reggio Emilia subisce una sconfitta casalinga: nel finale i biancorossi si incartano e l’Acqua San Bernardo Cantù la spunta con il punteggio di 78-79. Ecco le dichiarazioni del coach biancorosso in conferenza stampa post-gara:  “Ovviamente è una brutta sconfitta. Nel terzo quarto abbiamo permesso all’avversario di rientrare in partita e di prendere fiducia. Faccio i complimenti a Cantù per l’impegno e l’intensità messi in campo. Alla fine del match ci sono stati due episodi chiave: la chiamata arbitrale sul fallo di Williams su Green è corretta, mentre la mancata chiamata su Caupain, con tutto il rispetto, è una decisione che in una partita punto a punto come questa incide in modo molto forte, se non decisivo. Non è una mia opinione, è evidente. Detto questo, il problema principale resta il terzo quarto e il fallo di Williams sulla tripla di Green: è un errore che non possiamo permetterci”.

Priftis ha poi spiegato il calo visto dopo l’intervallo: “La differenza tra i primi due quarti e il terzo è stata la mancanza di concentrazione. Alcuni giocatori non sono ancora abituati a disputare questo tipo di partite: possesso dopo possesso Cantù ha preso fiducia e questo ha fatto la differenza”.

Sugli errori difensivi di Thor e sul non essere riusciti a trovare un’alternativa valida per la gestione difensiva del giocatore Sneed: “Sneed ha disputato una partita impeccabile dal punto di vista difensivo e alcuni dei nostri giocatori non sono stati in grado di reggere quel ritmo».

In merito all’ultima azione di Cantù e alla scelta di non fare fallo per andare al supplementare, il coach ha chiarito: “Ne avevamo parlato, ma abbiamo deciso di provare a difendere. È per questo che ci siamo ritrovati con Williams sul tiratore”.

Alla domanda sulla frequenza di episodi decisivi legati ai falli sul tiro da tre: “Quello su Green è un fallo. Situazioni di questo tipo sono particolarmente monitorate dagli arbitri, così come in passato lo erano i passi”.

Infine, un pensiero su Kobe Bryant, cresciuto cestisticamente a Reggio Emilia, alla vigilia dell’anniversario della sua scomparsa: “Lo rispetto moltissimo per la sua personalità. Io sono cresciuto guardando Michael Jordan, e la cosa straordinaria di Bryant è il modo ossessivo con cui ha studiato il gioco di Jordan, costruendo così una carriera di altissimo livello. Aveva un talento enorme, ma soprattutto un’etica del lavoro encomiabile. È un grande dispiacere che oggi né lui né sua figlia Gianna siano qui con noi”.