Il Foglio all'attacco sul basket: dal caso Trapani all'Olimpia di Armani e le difficoltà Virtus
Su Il Foglio, Giacomo Iacomino con un durissimo attacco al basket. "L'esclusione del Trapani Shark dal campionato e dalla Champions League non è uno scandalo improvviso, ma l'ennesimo capitolo di una storia che il basket italiano racconta da trent'anni. Fallimenti, penalizzazioni, rinunce, auto-retrocessioni, titoli ceduti, club che vincono o si salvano sul campo e poi scompaiono fuori dal parquet: non una serie di incidenti isolati, ma una ciclicità che si ripete da decenni. Cambiano i nomi, le città, i protagonisti. La trama resta uguale. Dal 1996 a oggi, la Serie A e la Serie A2 hanno prodotto almeno un caso di default sportivo-finanziario ogni anno. Venezia, Battipaglia, Napoli, Caserta, Gorizia, Pistoia, Montecatini, Verona, Trieste, Messina, Teramo, Roseto, Treviso, Fortitudo e Virtus Bologna, Rieti, Siena, Roma, Biella, Torino, Avellino, fino a Trapani: l'elenco in verità è molto più lungo e non è una cronaca di eccezioni", esordisce.
Si parla anche di altro, come Milano che "è rimasta nell'élite ma solo grazie all'ingresso diretto di Giorgio Armani, che prima di vincere il primo scudetto ha investito complessivamente circa 100 milioni di euro". Si passa per i vari casi degli ultimi decenni, dalla Siena che "vince campionati e poi viene travolta da un dissesto che porta alla revoca di due scudetti, al collasso societario e all'arresto del massimo dirigente Ferdinando Minucci, che intanto era stato eletto presidente della Legabasket". Alla Virtus Bologna che "viene radiata nel 2003 per motivi finanziari" e per cui oggi, scrive Il Foglio, "sono emerse difficoltà economiche rilevanti, con un rosso di bilancio che, secondo quanto emerso, si misura in decine di milioni. Un ridimensionamento che, pur lontano dai default del passato, conferma quanto sia sottile la linea tra stabilità e crisi anche per i grandi marchi". E ancora la Cantù di Dmitry Gerasimenko, l'Auxilium Torino, "una parabola simile, per dinamica e rapidità, a quella di Trapani sotto Valerio Antonini".
Il Foglio conclude: "Un tempo il basket italiano era sostenuto da grandi gruppi industriali: Benetton, Scavolini, Stefanel. Oggi imprenditori solidi ci sono ancora, come Brugnaro a Venezia, Gavio a Tortona e Germani a Brescia. Però la scala è diversa, e la capacità di assorbire perdite strutturali è più limitata. Non a caso Gilberto Benetton nel 2012 sintetizzò con brutalità: "Questo sport non ci appartiene più. A nessuno piace buttare via i soldi". Questa frase fotografa il modello economico fragile alla perfezione. Risultati europei ci sono stati: se guardiamo all'ultimo decennio, Reggio Emilia ha vinto l'Eu roChallenge nel 2014, Venezia e Sassari la Fiba Europe Cup (2018 e 2019), la Virtus Bologna la Champions League, sempre nel 2019. Ma i trofei non cancellano il problema strutturale [...] Trapani non è un'eccezione. È l'ennesimo anello di una catena che parte dagli anni Novanta e attraversa tre decenni di basket italiano. Finché la crisi resterà un fatto "normale", raccontato ogni volta come straordinario, il sistema continuerà a produrre storie diverse con lo stesso finale. La domanda non è se accadrà di nuovo, ma semplicemente dove e a chi toccherà".