Minneapolis, sparatoria e proteste: la NBA rinvia Timberwolves-Warriors
La NBA ha deciso di rinviare la partita tra Minnesota Timberwolves e Golden State Warriors, ufficialmente per motivi di "sicurezza della comunità di Minneapolis". La gara è stata riprogrammata a domani, nella speranza che il clima in città consenta lo svolgimento dell’evento. Alla base della decisione c’è quanto accaduto nelle ultime ore: il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha dichiarato che un uomo di 37 anni di Minneapolis è stato ucciso in una sparatoria. L'uomo, identificato successivamente dai genitori, era Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva. L’agente che ha sparato è un veterano della Border Patrol con otto anni di servizio, secondo quanto comunicato da funzionari federali.
L’episodio rappresenta la terza sparatoria e la seconda morte a Minneapolis nel corso del mese che coinvolge un agente federale, una sequenza di eventi che ha innescato proteste diffuse in tutta la città nonostante le temperature ben al di sotto dello zero. Migliaia di persone sono scese in strada per chiedere la fine delle tanto discusse operazioni dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) nello stato del Minnesota. Il governatore dello stato ha esortato l’amministrazione a fermare immediatamente i raid e ritirare gli agenti federali dal territorio, parlando di "un'ennesima sparatoria raccapricciante". La sparatoria si è verificata a circa due miglia a sud della Target Center, mentre nelle ore successive le manifestazioni hanno raggiunto anche l’arena dei Timberwolves e l’hotel del centro città che ospita i Warriors.
Al momento non è chiaro se la decisione di rinviare la partita sia stata presa a seguito a un confronto diretto con i giocatori o meno. Nel 2020, ricorda ESPN, partite dei playoff NBA disputate nella “bolla” di Walt Disney World in Florida furono rinviate dopo che i giocatori decisero di boicottare le gare in seguito alla sparatoria di Jacob Blake in Wisconsin. E ripresero dopo appena tre giorni.