Mondiali basket 2019 - La festa appena cominciata è già finita….

07.09.2019 08:04 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
Mondiali basket 2019 - La festa appena cominciata è già finita….

(di Werther Pedrazzi). Amaro e imprecazioni…. In bocca e fuori dai denti!

60-67 contro la Spagna.

Così no, però. Così fa male. Molto male.

Quando a 4’ dal termine eravamo noi avanti di 4 (56-52) e Sergio Scariolo, quel traditore della Patria (si scherza, eh… solo complimenti), con un Claver dedicato ci toglie Gallinari dal campo, e nel fango di una partita-trincea noi non troviamo più forze per uscire a riveder le stelle. Stelle che, al contrario, vediamo per la botta in testa che ci tramortisce, anzi, uccide, con lo 0-10 che porta la Spagna sul 56-64, mentre il nostro attacco, con il Gallo sempre anticipato e strozzato da Claver, diventa palude di circolazione affogata e conclusioni forzate… Male. Fa malissimo. Eppure…

Adesso, avanti con le critiche a Meo Sacchetti, alla nazionale che non vince mai le partite che deve vincere, con Belinelli che sbaglia sempre la partita che conta, e con Vitali, Tessitori, Gentile che entrano per noi, mentre per loro entrano Llull, Hernangomez e Ribas…. Dispersione di prefiche. Buona soltanto l’ultima che avete detto!

Eppure… Flash…

Emozionanti, commoventi e perfetti i primi minuti azzurri: 15-5. E stampatevelo: i suoi primi 5 punti la Spagna li ha pure rubati, con l’annullamento di una regolarissima stoppata di Paul Biligha (pallone in netta fase ascendente) e convalida conseguente di un canestro inesistente, oltre all’incresciosa tabellata da 3 di Rubio… Un inizio azzurro con difesa semplicemente commovente. Paul Biligha che saltava in testa a Marc Gasol, riducendolo al silenzio assoluto (0/4 iniziali per il centro campione Nba con i Toronto Raptors)… Quando all’inizio di ogni azione i due comparivano affiancati a noi sembrava di vedere un papà spagnolo (Gasol, 226 cm. e 116 kg) che portava a spasso il figlioletto italiano (Biligha, 198 cm. e 104 kg), mentre la battaglia ci rimandava a lontane reminiscenze di studi antropologici… di come i pigmei sapessero e potessero immobilizzare e catturare l’elefante…

Nella piccola massoneria italiana Biligha era il “gran muratore” che mattone dopo mattone alzava il suo muro, mentre Daniel Hackett era il Maestro del Grande Oriente difensivo, totalmente dedito alla distruzione di Ricky Rubio. E sempre nel primo tempo (18-18) un Gallo monumentale (10 punti) e un Datome in costante immolazione…

Ma l’emozione non si faceva più strada… Si esauriva con le prime rotazioni.

Dal 15-5 al 24-28 del primo sorpasso spagnolo, un parziale di 9-23 che bocciava senza appello le nostre seconde linee. Tutti!!! Indipendentemente da qualche canestro sporadicamente pescato (Gentile o Della Valle): dalla panchina non si alza mai nessuno in grado di “reggere il ritmo” del primo quintetto, creando una discontinuità che manda in fuori giri il motore azzurro. Tutto qui!

Certo, avremmo dettagli da ricordare e mostrare sugli appartenenti della nostra pattuglia di rincalzo, ma infierire, a che serve?

Verità assolute il basket non ne conosce, di verosimili potrebbe anche essere. Ad esempio: deludente (stranamente) Jeff Brook, perché Sacchetti non ha provato Abi Abass? Forse. Ma al posto di chi) Di Gigione Datome? Vero è, anche, che il Beli poteva fare qualcosa in più di 3/16 al tiro… Ma credete che Scariolo non conosca i suoi difensori e i nostri polli?

E’ andata così. Peccato. Perché la Spagna sarà anche stata una tigre di carta, ma qualche artiglio ce l’ha sempre (Juancho Hernangomez 16). Mentre noi? Siamo buoni, ma pochi. Troppo pochi.

Dell’avventura cinese cosa rimane?

Un Torneo preolimpico da disputare l’anno prossimo. Quando ne avremo uno in più: Nicolò Melli, non uno qualunque.

Senza dimenticare l’ultima partita da giocare a Wuhan, contro Portorico, da vincere, non per onor di firma, ma per onorare il percorso lanciando un piccolo ponte verso il futuro di questo gruppo. Per un gruppo per il quale la qualificazione olimpica rappresenta l’ultimo metrò di mezzanotte. L’ultimissima chiamata.

Werther Pedrazzi