Miami accelera nel quarto periodo: Heat oltre i 140 punti e Pacers travolti
Gli Heat arrivano alla sfida senza Tyler Herro e Bam Adebayo, entrambi in fase di recupero, mentre Indiana ritrova Aaron Nesmith dopo 19 gare ai box. Spoelstra parla di “progressi quotidiani” per i suoi infortunati, Carlisle invita alla prudenza sul rientro del suo esterno. La serata si apre con un equilibrio solo apparente: Indiana resta agganciata grazie a qualche lampo offensivo, ma Miami dà subito l’impressione di avere un’altra marcia. Wiggins e Jaquez Jr, entrambi da 28 punti, impongono un ritmo che i Pacers faticano a contenere, mentre Norman Powell aggiunge continuità e aggressività dal perimetro. Gli Heat chiudono il primo tempo con un vantaggio costruito più sulla qualità delle letture che su un vero strappo, ma la sensazione è chiara: la squadra di Spoelstra sta solo aspettando il momento giusto per accelerare.
Quel momento arriva nella ripresa, quando Miami cambia completamente volto e intensità. I 83 punti segnati nel secondo tempo raccontano da soli la portata dell’ondata offensiva, ma è soprattutto la panchina a fare la differenza: 60-23 il confronto tra le seconde linee, con Nikola Jovic protagonista silenzioso ma devastante nei suoi 25 minuti, in cui gli Heat producono un +35 di plus/minus. Indiana prova a restare in partita con qualche iniziativa isolata, ma non trova mai un vero controparziale e paga ogni minimo calo di attenzione. Per Simone Fontecchio, dopo il DNP della gara precedente, 3'28" in campo, con 2 punti, 2 rimbalzi, 1 assist.
L’ultimo quarto è una valanga: 44-22 Miami, ritmo altissimo, esecuzione pulita e una difesa che finalmente spezza le linee di passaggio dei Pacers. La partita si chiude molto prima della sirena, tanto che Spoelstra può permettersi rotazioni più ampie e gestione dei minuti. Per gli Heat è la seconda vittoria consecutiva e l’ennesima prova di forza offensiva di una squadra che, anche senza due titolari, continua a macinare punti come poche altre nella lega. Indiana, invece, esce dal campo con la consapevolezza di non aver mai davvero trovato il modo di contenere l’onda lunga di un attacco che, quando si accende, diventa semplicemente ingestibile.