Durant domina, Houston travolge Cleveland senza mai alzare il piede

Durant domina, Houston travolge Cleveland senza mai alzare il piede
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Tra due potenziali contender ti aspetti tensione, possessi pesati e finale punto a punto. Invece a Houston non c’è praticamente partita: i Rockets dominano i Cavaliers 117-100 in una sfida in cui il divario reale è persino più ampio del +17 scritto sul tabellone, con Kevin Durant a dettare legge e la squadra di casa che controlla ritmo e fisicità dall’inizio alla fine. Cleveland parte con le carte in regola e le mani calde di Sam Merrill e Darius Garland, ma finisce travolta dal volume fisico e dalla continuità dei Rockets, che trasformano una partita di cartello in un test di solidità mentale per i Cavs.

L’illusione di equilibrio dura il tempo del primo giro di rotazioni. I Cavaliers, sospinti dall’ottima mira di Merrill e Garland, prendono inizialmente anche un piccolo vantaggio sul 12-9, muovendo la palla e trovando conclusioni pulite dall’arco. Ma basta che Houston alzi il volume del contatto per cambiare completamente l’aria nella partita: Tari Eason e Amen Thompson impongono la loro fisicità sulle linee di passaggio e a rimbalzo, mentre Kevin Durant decide che è il momento di far capire chi comanda. L’All-Star firma 9 dei 12 punti nel primo grande parziale dei Rockets, il break che spezza subito il ritmo dei Cavs e porta il punteggio sul 28-16, un +12 che racconta quanto l’inerzia sia già cambiata. Reed Sheppard si incarica di tenere la distanza di sicurezza a fine quarto, con Houston avanti 32-24.

Nel secondo periodo Cleveland prova a rimettere insieme i pezzi, appoggiandosi alla second unit per trovare energia dove l’attacco di quintetto stenta a produrre tiri di qualità. Jaylon Tyson firma canestri importanti e riporta i Cavs fino al -2 (38-36), un piccolo segnale di vita in una partita che sembrava già essersi inclinata. Kenny Atkinson prova a rimettere Garland in campo per consolidare la rimonta, ma il piano si ribalta immediatamente: come nel primo quarto, Houston risponde con un altro parziale pesante, scappando di nuovo fino a +11 sul 47-36 e rimettendo gli ospiti nella stessa identica posizione di inseguimento. Il rientro di Dorian Finney-Smith aggiunge un ulteriore livello di solidità, tra difesa e triple dai piedi ben piazzati, e il +14 del 60-46 all’intervallo arriva quasi naturale.

La ripresa, per i Cavaliers, è un lungo promemoria di quanto sia stretta la linea che separa una contender solida da una squadra ancora fragile mentalmente. L’uscita dagli spogliatoi è disastrosa: mancano intensità, lucidità e cura del pallone, e Houston non fa sconti. In quattro minuti i Rockets firmano un 15-0 che spinge il divario fino al +27 (85-58), cancellando ogni residua velleità di rientro. Un’altra schiacciata di Durant, seguita dal tecnico fischiato a un Atkinson sempre più frustrato in panchina, diventa l’immagine plastica della perdita di controllo di Cleveland. Da lì in avanti, la partita è solo gestione: Houston abbassa il ritmo, Kevin Durant si accomoda in panchina per tutto il quarto periodo, e il massimo vantaggio tocca i 29 punti prima che un minimo garbage time riduca il distacco al 117-100 finale. Per i Cavaliers è il quinto ko nelle ultime sette, una sconfitta che pesa più di altre non solo per il punteggio, ma per come i Rockets hanno mostrato – possesso dopo possesso – cosa significa avere davvero nel mirino il titolo.

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