Il basket nella Capitale: se tornassimo ai tempi della Pax Romana?
"La Pax Romana (o Pax Augustea) fu un periodo di stabilità, prosperità ed egemonia vissuto dall'Impero Romano. Iniziata nel 27 a.C. con Ottaviano Augusto e protrattasi fino al 180 d.C., segnò la fine delle guerre civili e la fioritura economica, culturale e urbanistica dell'intera area mediterranea"
Questa è la storia. L'attualità nella Capitale non è certo di guerra, anche se qualcuno ha iniziato ad aizzare qualcuno contro qualcun altro, senza che quel qualcun altro abbia finora minacciato nessuno. Clima della guerra fredda? Non esageriamo, pariamo di basket, anche se qualche similitudine ironicamente, la vediamo, meglio la sentiamo…
A Roma c'è un clima di attesa. Un'attesa di fatti concreti, perché, come è stato spiegato qui, la città non ne può più di promesse, proclami, ipotesi di progetti et similia come avrebbero detto proprio ai tempi di Augusto.
Lo scenario è questo. Si prospettano tre squadre: una che c'è già, la Virtus Roma, oggi in B nazionale, ha raccolto i suoi fans e sta inseguendo un sogno chiamato A2; una che non esiste, che dovrebbe partecipare ad Nba Europe ed un’altra che non esiste, che dovrebbe fare “soltanto” la Serie A, l'Eurocup e poi chissà. E qui parliamo di Cremona e Trieste.
La base quindi c’è? Difficile da dire, perché manca tutto il resto: dirigenza, staff, sede, squadra, progetti. O quantomeno noi ancora non li conosciamo e sarebbe carino che qualcuno ci rendesse edotti, così da informare gli appassionati. Magari entro questa settimanba? Perchè "tempus fugit" come dicevano gli antichi romani.
Partiamo da cosa si sa. Ci sono due impianti. Il Palazzetto dello sport dove c'entrano 3500 persone, dove c’è ormai da anni anche la pallavolo femminile.
Il PalaEur, dove non si gioca a basket da cinque anni e che non è più a vocazione prettamente sportiva, salvo eventi tipo Europei di pallavolo. Dunque, anche lì ci sono criticità per l'affitto e il blocco delle date, visto il palinsesto dei concerti dei prossimi 12 mesi.
Poi ci sarebbe il centrale del Foro Italico che però sarà coperto (e disponibile) dal 2028. Per cui, una serie A giocherà al Palaeur, l’altra al Palazzetto?
Mentre una – la Virtus – ha una fan base consolidata, gioca al Palazzetto e presumibilmente è in crescita con l’eventuale A2 (speriamo), le altre non hanno niente. E difficilmente avranno un pubblico accettabile salvo miracoli del marketing e della comunicazione, che ci sentiamo di escludere, soprattutto all’inizio. Mentre magari con un pensiero da 0 a 3/5 anni si potrebbe cominciare a fare delle ipotesi solide.
E se le due parti si sedessero intorno ad un tavolo per trovare un accordo? Impossibile, dicono i più informati. Rilanciamo: prendiamo Donnie Nelson e Matiasic e chiudiamoli in una stanza, finché non si trova una mediazione e nel cielo di Roma viene fuori un’altra fumata bianca. Quella di cui tutta la città di Roma necessita. Perché, parliamoci chiaro, davvero qualcuno pensa che ci possano essere altre due squadre di basket di vertice in questa città?
Dopo la fumata, servirebbe un presidente rappresentativo della Capitale, che conosca la politica, l’establishment romano e le sue dinamiche. Una figura tipo Giovanni Malagò, ad oggi ovviamente fuori gioco visti gli incarichi a cui sembra destinato. Chi potrebbe essere? Difficile dirlo, ma l’identikit è preciso, il novello Cesare Augusto. Con lui, forse, uno o più dirigenti che conoscano la città. Il resto può venire da fuori, anzi è auspicabile.
La vera sfida è questa, dunque. Unire le due anime e fare in modo che la città possa accogliere la nuova realtà in modo naturale, senza mal di pancia né reazioni scomposte da parte di chi c’è già e si sente minacciato nell’essenza. Una sola società nuova potrebbe davvero essere la soluzione alle problematiche che si stanno sollevando in questi giorni. Una società che potrebbe mettere insieme competenze e risorse, avendo credito immediato a Roma. Con una politica dei prezzi che invogli la gente ad andare a vedere le partite di Serie A e di EuroCup, sperando che la città risponda. Non dimentichiamoci, infatti, che anni fa, quando la Virtus Roma di Toti partecipava all’Eurolega, pur applicando prezzi decisamente alla portata, a stento faceva 2000 persone al PalaEur. Meglio andava in campionato, certo. Ma come si può pensare di avere un pubblico all'altezza per due squadre in provetta? E per giunta con prezzi “stile Nba”?
Abbiamo lanciato un sasso nello stagno. O quantomeno abbiamo immaginato quella che potrebbe essere una strada più ragionevole da percorrere. Delle due squadre fatene una, così si inizia a ragionare. Ai lettori, agli stakeholder – come si dice adesso - le riflessioni, le critiche e le obiezioni. So già che saranno tante.
Ma non si può fermare l’acqua con le mani, serve realismo e soprattutto pragmatismo.
Con l’auspicio che la Virtus Roma 1960, nel giro di due anni, possa iniziare a competere proprio con questa nuova realtà in un derby che potrebbe scrivere pagine di storia cestistica della Capitale. Ma stiamo correndo troppo, la Pax romana è molto di là da venire.