Bar Sport: due chiacchiere sul basket, con Carlo Fabbricatore
Fabbricatore la prima domanda è sull’attualità di campo: Olympiacos quest’anno o mai più per vincere l’Eurolega?
“Secondo me la formazione del Pireo è quella che negli ultimi quattro o cinque anni ha giocato la pallacanestro migliore, compreso quest’anno. Sono forti sotto canestro e fuori dall’area pitturata, difendono benissimo e giocano davvero bene. Una partita secca può dipendere da uno starnuto, da una scarpa allacciata male, da una mosca che vola sul naso di uno dei giocatori, insomma da tanti fattori. Io spero che vincano per l’allenatore, Bartzokas, che è da tanto tempo lì’, forse anche troppo. E poi dobbiamo capire che F4 sarà: con due greche o due spagnole? Perché ne manca una, Olympiacos, Fener e Real Madrid ci sono già, manca la vincente, tra qualche giorno, di Valencia-Panathinaikos. Passasse il Valencia sarebbero ad Atene all’atto finale, le prime quattro della stagione regolare”
Real Madrid, Olympiacos, Fener…mi viene in mente che alcuni di questi grandi club che hanno la squadra di calcio sono in rotta con NBA Europe che ha detto che i club del calcio non potranno intervenire nel mercato delle star. Che ne pensa?
“Intanto direi che finora di NBA Europe si è parlato tanto, di tante cose, ma di arrosto io ne ho visto davvero molto poco. Gli americani non conoscono l’Europa perché certe situazioni non si misurano con i sondaggi o le indagini di mercato. I derby di Atene, Istanbul e Belgrado, Real-Barcellona per quelli di là dall’oceano sono incomprensibili, mentre da noi hanno tanti significati, economici, storici e politici. SE si vuole entrare in un mercato bisogna conoscerlo a fondo. Ho sentito dire del moltiplicatore del valore di un club…No, da noi non è così. Meglio: non è come lo intendono gli americani. Una parte d’Europa vive anche di merchandising, parlo di alcuni club, ma da noi in Italia per esempio che sembra avremo due o tre squadre in questa nuova realtà, quanto vale la vendita del materiale delle squadre? L’Olimpia Milano per esempio quanto guadagna? In America tutti vanno con la maglietta, la felpa, il cappellino, la maglietta del loro club, da noi non è così. Questione di cultura ed abitudini diverse. Quanto potrebbe fatturare un club di NBA Europe? Ho la sensazione che si faccia molta confusione tra mercato globale e mercato locale. Il Real Madrid è inserito in quello globale visto che il suo marchio è ovunque nel mondo. Le altre squadre europee no, o molto meno. Le squadre della Premier, dove sono quotate in borsa? Il Manchester United per dirne una, è quotata alla Borsa di New York. Non facciamo paragoni con il calcio? Ma NBA Europe spinge verso quel sistema lì”
In un post recente lei ha espresso alcune idee sulla riorganizzazione del nostro basket, in Italia. Ci racconta meglio?
“Lungi da me e da noi, il voler dare consigli o suggerimenti a qualcuno, esistono tante Commissioni create apposta…ma alcuni fatti sono sotto gli occhi di tutti. La A2 maschile per esempio che cos’è? E’ il fine carriera di tanti giocatori che non sono il problema sia chiaro che non ce l’ho con un grande”vecchio”che gioca le ultime partite della sua carriera. Il problema sono i club che non lavorano più nella struttura dei settori giovanili. E’ un cane che si morde la coda: i giovani non ci sono allora bisogna chiamare i supersenior che costano di più e le società piangono miseria e qualcuna salta. Purtroppo comprendo che l’offerta della NCAA oggi sia molto allettante per un ragazzo che esce dalle giovanili: esperienza di vita diversa, studi importanti, gioco di alto livello e bei soldi. Magari le regole lo avessero consentito a me decenni fa quando ebbi un offerta da North Carolina. Gli istruttori non esistono più o quanto meno non fanno più il loro mestiere che è quello di insegnare ai ragazzi i fondamentali del gioco. Sono tutti piccoli allenatori con grandi ambizioni di far giocare la propria squadra così invece che colì. Perché pochissimi ex giocatori sono diventati degli istruttori? Un patrimonio che non abbiamo saputo sfruttare, ripudiando la memoria senza la quale, come diceva qualcuno di molto importante, non c’è futuro”
Quindi è una questione di scelte?
“No. Di offerta. Non sappiamo dare ai ragazzi un’offerta migliore, qualitativa, che li induca a rimanere qui. Perché il sogno americano è giusto inseguirlo ma non potrà realizzarsi per tutti. Il compito della Fip – e non della Lega Basket come sento dire da chi non conosce la differenza – è proprio questo: offrire un percorso di vita e tecnico a questi ragazzi. Che già sono pochi se poi li perdiamo. Tornando alla A2, io farei un campionato con italiani giovani – under 22 – due stranieri e magari un fuori quota, ed un tetto salariale. E basta. Anche per dare a questi ragazzi l’opportunità di scegliere se studiare o lavorare contemporaneamente, visto che la carriera intorno ai 35 anni finisce e non è che abbiano guadagnato chissà che cifre. D’altronde la A2 è un campionato dilettantistico o no? La mia è una provocazione? Sì, certo”
Una parola sulla retrocessione della Dinamo Sassari?
“Fine di un sogno. Bellissimo, ma… Forse durato anche troppo, per mille motivi diversi, compresa la dislocazione del club ed i pochi numeri in termini di ringiovanimento del roster. In Sardegna è più difficile fare sport ad alto livello per un tempo continuato. Negli anni ’70 Cagliari ebbe un boom importante che durò fino a quando durarono i proprietari di allora. Un fatto ricorrente nella nostra pallacanestro. Un club che vive momenti esaltanti grazie ad un magnate, o ad una famiglia che si appassiona. Finita l’epoca Toti in quanti si sono presentati per prendere la Virtus? E dopo i Benetton a Treviso? E dimentichiamo da chi è stata gestita l’Olimpia Milano per qualche tempo? Gli imprenditori poi sono lì per fare impresa, se non vedono modo di farlo cambiano. Stefanel fu quasi costretto a lasciare Trieste per Milano ed era uno del territorio anche se nato in Veneto. Oggi ci lamentiamo se un imprenditore che di triestino ha solo il cognome vuole andare a Roma? I mie amici e corregionali del Friuli Venezia Giulia mi criticano quando dico loro di unire le società e fare un unico grande club per la serie A. Ma non siamo ancora l’Italia dei Comuni, dove aspetto il nemico per versargli l’olio bollente addosso. Ed a proposito Roma quante squadre avrà? E dove giocheranno? Impianti nella Capitale non ne vedo tranne i due palazzi già stra affollati, perché non dimentichiamo che non c’è solo il basket”.