NBA, adesso cominciano le cose serie: la guida ai playoff
La stagione regolare NBA si è chiusa, e se ne va senza troppi rimpianti. È stata una stagione più confusa che emozionante, attraversata da vicende che hanno ingombrato il racconto più dello sport. Due giocatori arrestati dall'FBI per una vicenda di scommesse illegali, Chauncey Billups e Terry Rozier. Un'inchiesta in corso sui Los Angeles Clippers, accusati di aver aggirato il tetto salariale al momento di ingaggiare Kawhi Leonard. Paul George fermato 25 partite per un positivo al doping. Chris Paul tagliato nell'ultima stagione della sua carriera. Kevin Durant colto di nuovo dietro a un profilo social anonimo utilizzato per offendere compagni e avversari. E poi il licenziamento improvviso di Nico Harrison ai Dallas Mavericks, il consueto tira e molla tra Giannis Antetokounmpo e i Milwaukee Bucks, dibattiti su espansione della lega, sul progetto NBA Europe, sulla cosiddetta regola delle 65 partite.
Ora, per fortuna, si ricomincia a guardare il campo. Sabato 18 aprile parte il primo turno dei playoff, e queste sono le storie su cui vale la pena fermarsi.
Oklahoma City, davanti a tutti ancora una volta. I Thunder chiudono con il miglior record della Western Conference per il terzo anno di fila, e difendono il titolo conquistato lo scorso giugno. Al primo turno troveranno una tra Golden State e Phoenix lo stabilirà il play-in a ridosso della gara 1 e in entrambi i casi non è previsto che la serie sia complicata. L'unica ombra riguarda Jalen Williams, protagonista fondamentale dei playoff dell'anno scorso, quest'anno rallentato da due infortuni in fila (polso e bicipite femorale). Se non è al massimo, qualcuno dovrà prendersi un carico offensivo maggiore al fianco di Shai Gilgeous-Alexander.
Lakers a pezzi, al momento peggiore. Per mesi i Los Angeles Lakers avevano trovato un equilibrio semplice: Luka Dončić e Austin Reaves a costruire il gioco, LeBron James a fare da rifinitore esperto. In pochi giorni quel meccanismo si è rotto, perché entrambi si sono fermati per uno stiramento di secondo grado. È un infortunio che non perdona: se si rientra troppo presto, si ricade. Al primo turno li aspettano gli Houston Rockets, che hanno una delle migliori difese della lega. Pretendere che James, a 41 anni, regga da solo una serie contro quella difesa è parecchio. Dončić sta tentando di accelerare i tempi: è andato in Spagna per cure con cellule staminali non disponibili negli Stati Uniti, e potrebbe provare a rientrare a serie in corso. Ma anche al completo, questi Lakers restano realisticamente la quarta forza a Ovest, dietro Thunder, Nuggets e Spurs.
Houston, il mistero del tabellone. Sulla carta i Rockets sono favoriti contro Los Angeles, ma restano una squadra che sembra sempre sul punto di battersi da sola. L'attacco si impantana con frequenza, e nei finali in equilibrio fa troppa fatica a segnare. Nelle ultime settimane qualcosa è cambiato (hanno chiuso con un 9-1), però i dubbi restano. Hanno in rosa Kevin Durant, che a 37 anni serve esattamente per questi momenti, ma il coach Ime Udoka quest'anno non è sembrato sicuro come l'anno scorso: il minutaggio alto dato a Durant e ad Amen Thompson, e la scelta di non affidare davvero le chiavi del gioco al giovane Reed Sheppard, non hanno convinto gli osservatori. Con un giocatore come Durant in squadra, il momento per provare a vincere è adesso.
Wembanyama, e la questione dei minuti. Victor Wembanyama ha chiuso la stagione regolare con appena 29,2 minuti di media a partita, una cifra bassissima per una stella del suo livello. È la misura con cui i San Antonio Spurs stanno provando a preservarlo, perché il suo fisico unico e per questo più fragile non è paragonabile a quello degli altri. Qualche settimana fa, dopo una rimonta contro i Clippers, il francese si è lasciato andare alle lacrime dicendosi "sfinito". Nei playoff non ci sono sconti: il percorso potenziale degli Spurs prevede prima Portland, poi una tra Denver e Minnesota, e infine con ogni probabilità Oklahoma City. Quanti minuti riesce a sostenere a partita? È la domanda da cui dipende metà della corsa al titolo a Ovest.
Denver-Minnesota, la serie da vedere. È il terzo capitolo in quattro anni di una rivalità ormai diventata un piccolo classico: negli ultimi 28 incontri sono 14-14. I Denver Nuggets arrivano meglio hanno vinto le ultime dodici partite con numeri offensivi altissimi, perché Nikola Jokić continua a essere il miglior giocatore al mondo mentre i Minnesota Timberwolves sono una squadra umorale, capace di battere chiunque nella giornata giusta e di perdere con chiunque in quella sbagliata. Molto dipenderà dal ginocchio di Anthony Edwards, acciaccato ma non abbastanza da costringerlo a saltare partite. Probabilmente sarà anche la serie più divertente del primo turno.
Detroit, la sorpresa della Eastern Conference. I Pistons hanno chiuso con 60 vittorie, la seconda miglior difesa della lega, una coppia in grande forma (Cade Cunningham e Jalen Duren) e un allenatore, JB Bickerstaff, che in due stagioni ha ricostruito tutto. Il punto debole resta il tiro da tre: penultimi in NBA come volume di tentativi. Però nelle dieci partite disputate senza Cunningham fuori per un polmone collassato la squadra ha tirato con il 42% da oltre l'arco, costretta a giocare un basket più corale. Ora Cunningham torna già in gara 1, e il suo pick and roll con Duren è diventato una delle combinazioni più difficili da fermare in tutta la lega.
Knicks, il sorteggio sfortunato. Fino all'ultima giornata di regular season, New York pensava di trovarsi davanti Toronto, un avversario che sulla carta le andava bene. Il calendario ha deciso altrimenti, consegnando invece gli Atlanta Hawks, diventati dopo l'All Star Game una delle squadre più in forma della lega. Il gioco dei Knicks pesa quasi interamente sulle spalle di Jalen Brunson, che contro Atlanta ha segnato quasi 32 punti di media in stagione. Ma la serie la deciderà il resto del quintetto Karl-Anthony Towns, Mikal Bridges, Josh Hart, OG Anunoby che durante l'anno è stato molto discontinuo.
Tatum è tornato. I Boston Celtics ripartono con Jayson Tatum, rientrato dall'infortunio al tendine d'Achille senza forzare i tempi: ha giocato le ultime sedici partite di regular season, ha recuperato smalto al tiro, ha ricominciato a rimbalzare come prima. Tutti segnali positivi, anche se i playoff sono un'altra intensità. Al primo turno ci sono i Philadelphia 76ers, che partono senza Joel Embiid (fermo per infortunio) ma restano comunque un avversario serio. Boston, d'altronde, non è la squadra di Tatum: è la squadra di coach Joe Mazzulla, ultima in NBA per ritmo di gioco, un sistema studiato apposta per reggere le serie lunghe.
Cleveland-Toronto, la serie più difficile da leggere. Un anno fa i Cavaliers avevano vinto 64 partite e i Raptors trenta. Adesso si ritrovano al quarto e al quinto posto a Est, di fronte in un primo turno che sulla carta sembra chiaro ma sul campo lo è meno. In estate Cleveland ha aggiunto James Harden, vanta il roster più costoso della lega e ha Donovan Mitchell in ottima condizione. In una stagione normale, i Cavaliers sarebbero tra i principali candidati al titolo. E invece ci si chiede se riusciranno a superare Toronto, che in regular season è riuscita a batterli tre volte.
Di risposte, insomma, ce ne sono molte da aspettare. I playoff NBA hanno il vantaggio di consegnarle una partita alla volta.