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«Caserta è un pezzo di vita». L'addio a Oscar Schmidt, e quel popolo che non lo ha mai dimenticato

18.04.2026 08:20 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
«Caserta è un pezzo di vita». L'addio a Oscar Schmidt, e quel popolo che non lo ha mai dimenticato
© foto di Ciamillo Castoria

È scomparso Oscar Schmidt, e lascia un vuoto incolmabile per il basket globale. Arrivò nel nostro paese nel 1992, grazie al dirigente della Juvecaserta Giancarlo Sarti e su segnalazione del capo allenatore Bogdan Tanjević. Lo aveva incrociato per la prima volta tre anni prima proprio in occasione della Coppa Intercontinentale 1979, ai tempi in cui il tecnico bosniaco guidava il Bosna: "Sapete cosa vuol dire vivere otto anni nello stesso luogo? Una vita, solo qui è stato possibile. Ero felice quando arrivai a Caserta nell'82, perché si realizzava il sogno di giocare in Italia", raccontò qualche anno fa Oscar. Un rapporto indelebile con la città campana, dove conquistò anche la storica Coppa Italia del 1988. Alla Juvecaserta rimase fino al 1990. Su Tanjevic raccontò: "Arrivai grazie a Boscia, un maestro. Ho imparato tantissimo da lui. Una fonte di sapere oltre la media. Rimpianti? La finale di Coppa delle Coppe persa contro il Real Madrid ad Atene, con oltre mille casertani al seguito. E le due finali scudetto. Di quel periodo una cosa mi è rimasta impressa: "O surdato 'nnamurato", canzone che la nostra tifoseria intonava tutte le partite. Ho ancora i brividi."

Il rapporto con Caserta - "È un pezzo di vita, di amicizie forti che hanno resistito al tempo. Sono passati trent'anni dal mio ultimo campionato in quella squadra, eppure a Caserta resiste il club degli Oscariani, tifosi appassionati oggi come allora. E sono queste le gioie della vita". Proprio dieci anni fa nella sua Caserta ricevette l'Italia Basket Hall of Fame - il più alto riconoscimento che la Fip assegna a personaggi che si sono particolarmente adoperati per la diffusione ed il miglioramento della pallacanestro italiana, attraverso le loro imprese sportive, i loro comportamenti e le azioni -, ma anche la cittadinanza onoraria casertana dall'allora sindaco Carlo Marino: "Caserta deve questo riconoscimento a Oscar per quello che ha fatto per la Juvecaserta negli anni d'oro in cui ha indossato la maglia bianconera, ma anche per il legame indissolubile instaurato con la nostra città. Oggi è nella Hall of Fame del basket mondiale ed è un esempio da seguire per i giovani in tutto il mondo. Oscar è sempre stato casertano e lo sarà per sempre", disse in quei giorni il primo cittadino.

Una lunga battaglia, ed i tanti ricordi di quegli anni - Oscar ha dovuto combattere per anni con un tumore al cervello. Il suo allenatore dell'epoca, Franco Marcelletti, - che poi vinse con la Juve Caserta lo scudetto nel 1991 - lo ricorda a Il Mattino: "È una perdita enorme, un campione che ci ha dato tanto a Caserta, all’Italia, al basket mondiale in generale. E anche un uomo generoso e buono, legatissimo a Caserta e all’Italia. Così giovane, fa veramente male. Quando fu girata due/tre anni fa la serie Rai “Scugnizzi per sempre” sull’epopea casertana lui stava bene, era lucido. Non so se aveva poi avuto altri problemi con quel tumore. Era un uomo di basket, faceva l’ambasciatore per questo sport, girava il mondo. Che grande dolore".

Nando Gentile aggiunge: "Quel maledetto tumore non lo ha mai mollato, per tanti anni. Ogni volta tornava. Stavolta evidentemente non è riuscito a batterlo. Quando venne a Caserta io andavo sempre al palasport con lui, perché abitava proprio vicino al negozio di mio padre. E quindi mi prendeva al volo. Avevo 15 anni. Poi siamo stati assieme in squadra e in stanza per tanto tempo. Giocatore fenomenale e grande persona. Mancherà a tutti noi tantissimo e a tutto il basket mondiale".