I problemi del basket in Europa: siamo in ritardo su un treno già passato
Condividiamo un'accurata riflessione di Gianmaria Vacirca, ex direttore sportivo dell'Olimpia Milano e oggi alla Bertram Derthona, in merito alla situazione del basket europeo sul fronte mercato. Un pensiero che arriva nei giorni del Portsmouth Invitational Tournament, "per anni uno dei principali appuntamenti di reclutamento per il basket europeo", perché da lì venivano pescati tanti giocatori per i club del Vecchio Continente. Un appuntamento ora invece diventato fortemente limitato per gli addetti ai lavori in Europa. "Dalla scorsa edizione sono arrivati in Europa 20 giocatori, la maggior parte è rimasta in Gleague, oltre 40, Lega in cui sono aumentate le squadre, i salari, i contratti per la NBA. E soprattutto le possibilità: nelle ultime settimane di regular season NBA vediamo sempre più spesso giocatori anche di fascia più bassa vivere incredibili notti di gloria", ha esordito su Facebook.
L'impatto dell'NIL e non solo
"La buona parte di chi sta giocando il torneo in Virginia ha già monetizzato abbastanza in NCAA e poi deciderà di entrare direttamente in un sistema professionistico interno sempre più restio a perdere i suoi pezzi.
Negli ultimi 3 anni il basket globale è cambiato più che nei 30 precedenti, e non solo per NIL.
Ci sono circa 100 programmi NCAA con budget e logiche di mercato reali, almeno la metà assimilabili a società professionistiche di medio alto livello, con commissioni per gli agenti che arrivano fino al 20–25%, in un sistema ancora poco regolato.
Ciò che si legge da settimane sull’impazzimento del mercato europeo, per numeri e tempistiche, è il risultato di una reazione a catena sempre più pesante: ci sono sempre meno giocatori disponibili, una competizione sempre più alta per firmarli con costi in progressiva, forte e spesso incontrollata crescita. Un disastro.
Ma da anni non ci sono più solo gli Stati Uniti.
Il nostro basket compete con leghe emergenti sempre più aggressive, soprattutto a est del mondo, con esempi evidenti tipo la crescita della B.League in Giappone, che sta aumentando rapidamente gli investimenti, l’attrattività e il numero di stranieri, la capacità di offrire contratti non pareggiabili. Quando aumenterà ulteriormente il numero di stranieri, in Giappone inizieranno a firmare anche i piccoli e non solo più i lunghi, generando un'altra piccola rivoluzione.
Parallelamente assistiamo alla momentanea perdita dei migliori giocatori europei verso NCAA con una transizione di massa ormai strutturale e non episodica.
Chiedersi oggi se sia giusto o sbagliato è inutile perché è già successo, non abbiamo intercettato in tempo lo tsunami e cerchiamo di inseguire a parole un cambiamento già avvenuto. In più qui siamo anche in ritardo su altre nazioni europee sul tema della seconde squadre, ormai è un treno già passato.
In mancanza di una risposta sistemica, ogni singolo Club ha però la possibilità di costruire un’identità chiara fin dalle basi, e questo non può che passare da un percorso leggibile per i ragazzi e per le famiglie già in fase di reclutamento, mettendo al centro non solo lo sviluppo individuale, ma come pensa giustamente il mio amico Michele Talamazzi [International Scout del Derthona Basket ndr] e come stanno già facendo bene tante società, anche argomenti chiave come l’esposizione internazionale, il supporto scolastico e accademico, un confronto continuo con il mondo NCAA e professionistico, in modo da creare due ipotesi di percorso: un percorso “Italia”, con sviluppo tra Serie B e A2 e integrazione progressiva nel club di appartenenza e un inevitabile percorso College, dentro il nuovo ecosistema NIL
In entrambi i casi, il punto non è più “dove va il giocatore”, ma quanto un Club sia in grado di guidarne lo sviluppo mantenendo coerenza e fidelizzazione.
In questo scenario davvero complesso per noi, cui si aggiungono tanti silenziosi ritiri di ragazzi già economicamente soddisfatti e quindi più attratti da percorsi di vita diversi, voglio vedere anche il bicchiere mezzo pieno, con la sfumatura di uno scouting che deve un po’ modificare alcuni paradigmi e mettere sempre più attenzione nel riconoscere chi ha motivazione, identità e fame competitiva reale".