Quinn Ellis, l'EuroLega con Milano è davvero più formativa della NCAA? Risponde Crespi
Il futuro di Quinn Ellis sarà in NCAA, con il giocatore britannico che avrebbe già comunicato la sua decisione all'Olimpia Milano. Louisville e Duke sono in prima fila per il classe 2003, e riguardo a questa situazione interviene Marco Crespi, direttore dell'Academy dell'Aquila Basket Trento, il quale sottolinea come la pista NCAA potrebbe non essere così negativa per il giocatore. A Il T Quotidiano dice: "Fermarsi all'idea superficiale che ora le varie università ci saccheggiano gli atleti perché hanno possibilità economiche di primissimo livello sarebbe fuorviante. È invece necessaria u n'analisi più profonda che prenda in considerazione diversi aspetti. Innanzitutto: Quinn è un prospetto che in futuro è possibile immaginare in Nba? Io penso di sì. La sua capacità di "mangiare" il campo, soprattutto in un contesto dove gli spazi sono maggiori, ci sono i tre secondi difensivi e magari l'attenzione alla parte difensiva non è sempre al massimo, potrebbe uscirne esaltata. In secondo luogo: siamo sicuri che un altro anno in Eurolega sarebbe poi così più formativo e arricchente dal punto di vista tecnico - tattico rispetto ad un'esperienza in un college di primo livello? Io non ne sono affatto certo".
Crespi aggiunge anche come all'Olimpia Milano o in una squadra di vertice in Europa, Ellis possa lavorare poco individualmente. "Andiamo poi ad analizzare il progetto Milano. Stiamo ovviamente parlando di un club che ha come obiettivo primario raggiungere i risultati prefissati ad inizio stagione nel contesto nazionale ed europeo e quindi, gioco forza, ha meno possibilità di lavorare sullo sviluppo del singolo. Questa non è assolutamente una critica ma lo stato dell'arte . Dobbiamo poi considerare anche il fatto che Ellis ha già fatto vedere di cosa è capace sui palcoscenici continentali più importanti e quindi un'esperienza al di là dell'Oceano non andrà certo ad intaccare il suo status. Anzi, lo potrebbe ulteriormente rinforzare in vista di un eventuale ritorno".
C'è evidentemente anche una componente economica. "È chiaro che riveste un peso specifico non indifferente, non penso però sia stato il motivo principale che ha spinto Quinn e il suo entourage a prendere questa decisione – conclude Crespi –. Stiamo parlando di un giocatore che ha già un ingaggio importante, ovviamente guadagnare di più fa piacere a tutti ma al centro dell'attenzione, soprattutto quando si parla di atleti professionisti che hanno carriere mediamente di 10- 12 anni, devono esserci altri parametri come quelli affrontati prima".