Caja, il ricordo di Oscar: «Gli dissi: "Se sei triplicato passala". Ma aveva ragione lui: ne fece 61»
Attilio Caja, attuale coach della Flats Service Fortitudo Bologna, ha parlato di Oscar Schmidt, che ha allenato a Pavia agli inizi della sua carriera da tecnico, 1992/93. «Ho l'orgoglio di poter dire che sono stato uno dei suoi allenatori. A distanza di anni mi capita ancora che qualcuno mi chieda tecnicamente delle cose a proposito di Oscar. Oltre ad essere un grandissimo tiratore, era un eccellente rimbalzista. Successe questo nel 92', al mio primo anno da capo allenatore. A Pavia fu prezioso ad aiutarmi nel mio esordio con il suo esempio, era un uomo di umiltà, entusiasmo e spessore tecnico incredibile. Era il primo ad arrivare e l'ultimo ad andare via dagli allenamenti. Per lui il gioco era divertimento, e le sue sedute di tiro era qualcosa di incredibile, quasi maniacali. Una volta, durante una partita, gli dissi improvvidamente da giovane allenatore: "Oscar, se sei triplicato, andiamo a cercare il compagno libero". E lui mi disse: "Coach, vedo il canestro come una vasca da bagno". Aveva ragione lui: ne fece 61. Ciao Oscar, e grazie per avermi tenuto a battesimo in quella che poi è diventata la mia carriera da allenatore», ha detto Caja al podcast delle TGR Rai.
Il ricordo di un avversario, Alessandro De Pol. «È stato molto triste venerdì sera quando durante la diretta tra Cividale e Rimini abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Oscar. Un giocatore che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente grazie a Tanjevic che lo aveva portato a Caserta. Poi venne a Trieste, ce lo presentò quando ci è capitato di giocarci contro, e notai la dolcezza e la sensibilità di questo uomo prima del suo talento da giocatore. Invece in campo diventava un demone per qualsiasi difesa avversaria. Per noi era un idolo. Cercare di copiare la sua facilità nel fare canestro... Era qualcosa che non avremmo chiaramente mai ottenuto. Ma ricorda in particolar modo che Fucka e io eravamo quelli che dovevano cercare di marcarlo. Le sue astuzie e trucchi del mestiere nel prendere sempre le nostre braccia quando cercavamo di marcarlo e anticiparlo. E puntualmente gli arbitri fischiavano un fallo contro di noi. Quindi l'allenatore che urlava contro di noi ed i suoi viaggi in lunetta che diventavano automaticamente due punti. Un giocatore irripetibile, che lascia tanto amaro in bocca per la sua prematura dipartita»