Crediti falsi, chiesta archiviazione per Cellino. Antonini (Shark): «E ora toccherà a noi»
C'è una svolta sul caso dei crediti falsi di imposta utilizzati per gli adempimenti fiscali che ha travolto la Trapani Shark, esclusa dal campionato di Serie A nei primi giorni di gennaio 2026. La Procura della Repubblica di Brescia ha chiesto l’archiviazione dell’ex presidente del Brescia Massimo Cellino nell'ambito di un'inchiesta che riguardava un'identica truffa subita dal club siciliano. È stato ricostruito che il «gruppo Alfieri Spv», formalmente amministrato da un 25enne di Avellino di nome Gianluca Alfieri, arrestato negli scorsi giorni a seguito di un blitz antidroga, sarebbe stato in realtà creato da Porcile - un imprenditore dell'avellinese arrestato per una maxitruffa da 1,7 miliardi di euro legata agli ecobonus - e Scalercio, un broker di Lamezia Terme - «con il preciso scopo di commercializzare crediti d’imposta inesistenti».
Scrive Il Giornale di Brescia, che La Procura sostiene inoltre che Alfieri, Gamba - commercialista e consulente del Brescia Calcio -, Scalercio e Piceni - intermediario bresciano -, «con più atti esecutivi riconducibili a un medesimo disegno criminoso» e in concorso con Porcile e altri soggetti ancora da identificare, abbiano «indotto in errore» non soltanto il presidente del Brescia Calcio Massimo Cellino, ma anche gli amministratori di altre tre società, ottenendo così un profitto ritenuto illecito pari a 3 milioni e 900 mila euro.
In particolare, «Porcile e Scalercio, - ricostruiscono i pm bresciani - qualificandosi come referenti del Gruppo Alfieri, ad ottobre del 2024, si sarebbero messi in contatto con Piceni, l'intermediario bresciano, che avrebbe operato da tramite con il commercialista Gamba, consulente del Brescia Calcio, proponendo in vendita i crediti per effettuare compensazioni fiscali». Lo riferisce Il Corriere della Sera. Il Brescia avrebbe pagato circa 1,5 milioni di euro al gruppo Alfieri in cambio di 2 milioni e 42 mila euro di crediti fiscali per saldare le tasse. E il Gruppo Alfieri non avrebbe versato le somme dovute al Fisco relative agli anni 2023 e 2024. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, i bonifici effettuati sarebbero stati dirottati su conti collegati a società di criptovalute.
Scrive il CorSera: "Ma i soldi versati non sarebbero però confluiti subito all’estero. Ci sarebbero stati dei precedenti passaggi. Il gruppo Alfieri, avrebbe riposto nei cassetti fiscali del Brescia crediti inesistenti tramite delle società cartiere nel periodo tra il 30 aprile del 2024 e e il 24 marzo del 2025. A sostenere questa ipotesi, anche Valerio Antonini, presidente del Trapani. Che, tramite il suo avvocato, aveva capito che gli F24 usati per versare i soldi per i crediti d'imposta, erano intestati non al gruppo Alfieri, ma ad altre due srl. Società che, ora secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero amministrate da persone vicine ai vertici del gruppo Alfieri". I cinque indagati avranno la facoltà tramite, i loro difensori, entro venti giorni di essere ascoltati o depositare delle memorie difensive per rispondere alle accuse formulate dalla Procura di Brescia sul caso dei crediti inesistenti, mentre Alfieri - che si sarebbe occupato della situazione contabile - ha scelto di restare in silenzio davanti al gip di Salerno.
Il commento di Valerio Antonini, presidente della Sport Invest
Attraverso il suo profilo Facebook, l'imprenditore romano scrive: "E ora toccherà a noi (nonostante io non sia mai stato indagato). Appena uscirà la stessa indicazione da Trapani e avremo la sentenza della Corte Tributaria, l’atto dell’Agenzia delle Entrate di maggio 2025 di fatto è nullo ab origine, le sanzioni erano errate e le motivazioni ugualmente! Non potevano neanche penalizzarci dei primi 8 e 4 punti nei rispettivi campionati. Credo che tante sedie nelle procure federali FIGC e FIP stanno traballando. Li porteremo tutti davanti ai tribunali pertinenti. La verità ci renderà liberi".
La vicenda dei crediti inesistenti è stata lo tsunami della breve storia sportiva della Trapani Shark, avendo portato alle penalizzazioni, al blocco dei trasferimenti e, successivamente all'esclusione dal campionato. Una storia in cui, stando alle risultanze delle indagini sopra descritte, Valerio Antonini e la società hanno pagato sia chi li ha truffati sia i debiti che scaturiscono dall'attività del club, sempre in buona fede, ma che ad oggi si ritrovano con un pugno di mosche nelle mani. Senza alcun reato di frode sportiva a carico, con allenatori e giocatori pagati, tasse pagate e senza aver tratto profitto personale o societario da tutto ciò.