Valtur Brindisi: le 4 fasi per riconoscere l'ennesima sconfitta in trasferta

11.05.2026 16:30 di  Michele Longo  Twitter:    vedi letture
Valtur Brindisi: le 4 fasi per riconoscere l'ennesima sconfitta in trasferta
© foto di Federico Peretti / PB

Navigando sui social è moto probabile imbattersi in annunci pubblicitari che partono con identificare un problema o un disagio per poi vendere qualcosa. Quindi solitamente si trovano gli step per riconoscere la sindrome del burnout, la depressione, se ti piace il tuo lavoro e tante cose simili che riguardano gli aspetti caratteriali. Dopo la sconfitta in Gara 2 contro Verona per 86-71, con i pugliesi giunti alla sesta sconfitta consecutiva  e con le spalle al muro, se esistesse un app in grado di vendere prodotti per riprendersi dalle delusione cestistiche, probabilmente i tifosi della Valtur Brindisi troverebbero qualcosa di simile sui propri social. Dato che la partita di sabato sera è stata per certi versi uguale a tante altre di quest’anno, si potrebbero ipotizzare le 4 fasi che caratterizzano le sconfitte in trasferta della Valtur Brindisi.

DISORIENTAMENTO – Brindisi veniva da una gara 1 gagliarda, in cui aveva mostrato carattere e aveva dimostrato di essere assolutamente in grado di ribaltare il fattore campo in questa serie. Qualsiasi persona si sarebbe aspettato un approccio a gara 2 ancora più veemente rispetto al precedente, andando subito a mordere l’avversario e con la suddetta voglia di rivalsa per vendicare una sconfitta arrivata solo a fil di sirena. Invece è successa a stessa cosa che si è vista tante altre volte in stagione, soprattutto quando Brindisi si trovava a dover confermare il primato in classifica oppure dopo una vittoria casalinga più che convincente, ovvero la squadra che entra in campo completamente scarica e estremamente molle. A Verona è bastato davvero poco per prendere subito il sopravvento nel punteggio. In gara 1 gli scaligeri avevano faticato molto nel tiro da tre (18% nel primo tempo), così in gara 2 hanno deciso di attaccare con molta più veemenza la difesa sul portatore di palla. Nulla di diverso rispetto alla partita andata in scena 48 ore prima, ma la differenza questa volta è stata che di fronte non hanno trovato quell’attenzione, quel focus mentale, quell’ardore difensivo visto in gara 1. La difesa di Brindisi è collassata come un castello di carte al vento, tanto che molte volte è bastato un semplice pick’n roll centrale di Zampini per provocare un raddoppio difensivo che ha immediatamente fatto scalare la difesa e conseguentemente liberare qualcuno sull’arco. Il risultato? Verona nel primo tempo ha tirato 9/16 da tre, quasi tutte con metri di spazio, segnando più triple che in tutta gara 1.

SCORAMENTO – Che si possa subire la veeemenza dei padroni di casa, vogliosi di indirizzare sin da subito una gara 2 che potrebbe essere già decisiva, è una cosa che ci può anche stare in trasferta. Il più delle volte è importante reggere il colpo ed essere pronti a rispondere una volta che l’avversario tira il fiato. Era quello che era successo in gara 1, quando Verona piazzò il 10-0 di parziale in apertura di terzo quarto, ma Brindisi fu brava a far sfogare l’avversario per poi rispondere al momento giusto. Sabato sembrava di assistere a qualcosa di simile, con l’unica differena che Verona non ha tirato il fiato e soprattutto Brindisi non è riuscita a trovare alcuna alternativa a ciò che stava provando a costruire sia in attacco che in difesa. Tra Cinciarini e Zampini era il secondo a sembrare di aver avuto una carriera ultradecennale tra LBA e Eurolega, mentre Bolpin si mangiava letteralmente Ahmad, rendendolo incapace anche di creare qualcosa per i compagni. La differenza l’ha fatta semplicemente l’intensità messa in campo. Verona ha fatto uno step ulteriore nel corso della serie da questo punto di vista, Brindisi uno in meno, con i soli Radonjic in campo e Bucchi in panchina a cercare di tirar su il resto della squadra. Il 49-36 con cui si è chiusa la prima metà di gioco è stato quasi un affare per Brindisi che ha continuato a faticare in attacco e a trovare soluzioni alternative all’entry pass in post verso Esposito

SPERANZA – La speranza è la fase che Brindisi ha sempre lasciato ai propri tifosi. Lo ha fatto anche nelle partite più buie quando non ha mai preso la classica imbarcata, ma è sempre rimasta attaccata alla partita. A distanza, ma attaccata. La speranza c’è stata anche sabato sera, quando nel terzo quarto Brindisi ha completamente cambiato atteggiamento difensivo, concedendo solo 12 punti all’attacco veronese. I metri di spazio concessi sull’arco sono di colpo spariti, così come è tornata la fisicità sotto canestro. Una difesa del genere in realtà sarebbe stata più che sufficiente per rientrate nel punteggio e probabilmente anche per mettere la testa avanti, ma dall’atro lato del campo i problemi sono rimasti. Nonostante la difesa Brindisi non è riuscita a spingere la transizione e a trovare canestri facili, così come è sembrata estremamente confusionaria con la difesa avversaria schierata. Non si è trattato di vecchi problemi, come la testardaggine di certi giocatori nel cercare soluzioni personali e fuori contesto, quanto proprio di difficoltà nel creare gioco, nel creare vantaggio per poi trovare punti facili. Il tiro da tre non è ma entrato, Miani (la schiena sembra ancora non essere del tutto guarita) non è riuscito mai a essere incisivo in quella che la sua forza principale, ovvero l’essere una minaccia a 7 metri dal canestro così come a due metri. Ahmad, sfiancato dalla difesa di Bolpin, non ha mai trovato ritmo al tiro mentre Jones, più intraprendente rispetto a gara 1, ha dimostrato di poter dare molto alla manovra offensiva, ma di non poter essere il go to guy alternativo.

RASSEGNAZIONE – Proprio quando la fase della speranza sembra poter trasformarsi in una solida realtà, arriva invece le doccia fredda. E così che proprio nel momento in cui si arriva quasi a un possesso di distanza (il -5 del quarto quarto in questo caso), ecco che Brindisi si scioglie nuovamente e subisce il parziale decisivo che lascia avanzare nel tifoso quel sentimento di rassegnazione e di consapevolezza che ci si trovi di fronte all’ennesima riproposizione delle innumeravoli sconfitte in trasferta che hanno caratterizzato la stagione. Sulla tripla di Cinciarini del 66-61 sembrava davvero che Brindisi potesse riprendere la partita e restituire a Verona la rimonta di gara 1, ma è li che Zampini ha deciso di ergersi a leader segnando 10 dei 20 punti conclusivi di Verona e dominando il parziale di 20-10 che ha chiuso la partita. Non è stato però da solo, in quanto anche Bolpin e McGee hanno tenuto a mettere la propria mattonella per chiudere a doppia mandata partita e probabilmente qualificazione alle semifinali. Per Brindisi poco altro se non un canestro di un sempre positivo Maspero, mentre i 15 punti con cui ha chiuso Cinciarini hanno mostrato a tutti come lo schema difensivo di Ramagli abbia funzionato alla grande. Del resto meglio un Cinciarini da 15 punti e 4 assist, piuttosto che uno da 4 punti e 15 assist. Ramagli lo sapeva bene e ha accettato di dargli spazio offensivo, chiudendogli però qualsiasi tipo di strada per rifornire i compagni. Mossa riuscita di un allenatore che ha dato la svolta probabilmente decisiva alla stagione di Verona. Martedì invece si tornerà a Brindisi, ma lo stato d’animo non è lo stesso con cui si arrivò, solo un anno fa, in gara 3 contro Rimini. Il miracolo è sempre possibile, ma risulta davvero difficile che una squadra con questo carattere, e reduce da sei sconfitte consecutive, sia in grado di vincere tre partite di fila, ribaltare la serie e qualificarsi per le semifinali.