Chris Finch, exit interview: “A un certo punto… le ruote sono saltate”
La stagione dei Minnesota Timberwolves si è chiusa con una conferenza stampa che ha avuto il tono amaro delle occasioni mancate. Chris Finch non ha cercato scuse, non ha edulcorato nulla: ha messo tutto sul tavolo, dalla crescita incompiuta della squadra fino al crollo finale che ha segnato l’eliminazione contro gli Spurs.
Fin dalle prime parole, il coach ha lasciato trasparire la fatica emotiva del momento. “È difficile”, ha ammesso quando gli è stato chiesto di riflettere sull’annata. “Ci sono stati sicuramente degli aspetti positivi ma non abbastanza da centrare gli obiettivi fissati a inizio stagione." Finch ha citato la crescita di Jaden McDaniels come uno dei punti dichiarati del progetto, insieme all’emergere di Donte e al tentativo — non del tutto riuscito — di costruire continuità nel gioco di squadra.
Il giudizio sui due lati del campo è stato netto: fuori dalla top 10 in attacco e fuori dalla top 5 in difesa, due parametri che per Finch non sono accettabili per una squadra che punta a competere ai massimi livelli. La stagione, ha spiegato, è stata un susseguirsi di alti e bassi, di momenti gestiti bene e altri molto meno: “Queste stagioni sono lunghe, ti mettono davanti tanta avversità. Alcune le abbiamo affrontate bene, altre no”.
Poi è arrivata la frase che ha fatto il giro dei media: “The wheels came off. Le ruote sono saltate.” Un’immagine perfetta per descrivere il finale di stagione, segnato da tre sconfitte da 30 punti nella serie contro San Antonio, un dato che Finch non ha provato a minimizzare: “Non sono un grande fan del perdere di 30 tre volte in una serie”. Eppure, nel mezzo della delusione, il coach ha ricordato anche il percorso complessivo della franchigia: “Siamo una delle sole due squadre ad aver raggiunto questo punto dei playoff negli ultimi tre anni” . Un segnale che il progetto, pur con i suoi inciampi, ha una direzione.
Finch ha parlato anche delle scelte tecniche che hanno segnato l’annata, come lo spostamento di Anthony Edwards nel ruolo di point guard alla vigilia della stagione: una decisione che ha fatto bene al giocatore, ma che “forse ha influito un po’ di più sulla squadra, alterando ritmo e stile di gioco”. Il coach ha poi insistito su un concetto chiave: per competere davvero, servono più giocatori capaci di creare vantaggi, gestire il pallone, fare letture. “Ball handling, playmaking, ball skill: sono più preziosi che mai nella lega”. Minnesota, ha detto, ha bisogno di più interpreti in grado di arrivare a un punto del campo e generare un vantaggio non solo per sé stessi, ma per l’intero sistema offensivo.
Ora si apre un’estate che Finch definisce senza mezzi termini “un grande periodo di valutazione” . Roster, scelte tecniche, identità: tutto sarà messo sotto la lente. Minnesota ripartirà da qui, da una stagione che ha mostrato limiti evidenti ma anche un percorso di crescita che non può essere ignorato. Finch lo sa, e lo ha detto con la franchezza di chi non vuole nascondersi: per tornare a competere davvero, servirà guardare in faccia ogni errore e ricominciare a costruire.