LBA - Virtus Roma: il tempo delle promesse è finito

Due riflessioni sul futuro immediata del sodalizio capitolino alla luce della partita con Brescia
01.11.2020 12:15 di Eduardo Lubrano Twitter:    Vedi letture
LBA - Virtus Roma: il tempo delle promesse è finito

Il giorno dopo Germani Brescia – Virtus Roma (64-70) partiamo da un dato di fatto: nessun americano o nessun giocatore da oggi può andarsene dalla Virtus. A meno che non si metta d’accordo con la società stessa. Punto. Perché?

Perché sono passati 30 giorni dal mancato pagamento della prima mensilità il che autorizzerebbe i giocatori da oggi, anzi dal primo giorno della ripresa degli allenamenti a non partecipare agli stessi. Potranno liberarsi in seguito ma solo in base a quanto scritto nei singoli contratti di ogni giocatore e comunque passato un altro periodo di tempo.

Detto questo la prima azione della partita (vinta la palla a due forse anche con l’accordo degli avversari) nella quale Baldasso e compagni si sono astenuti dall’attaccare è stato il segnale della protesta dei giocatori di Roma nei confronti della proprietà: ”Dopo tante voci che ci volevano in sciopero nelle passate settimane eccoci qui veramente pronti a far qualcosa di importante davanti a tutti per far capire che siamo stanchi della situazione”. Attenzione: questa frase non l’ha pronunciata nessuno, è una mia interpretazione, del pensiero del gruppo e dello staff che evidentemente era a conoscenza della mossa e l’ha avallata.

Questo però apre un’urgenza all’interno di una situazione già urgente dentro la Virtus Roma e mai come adesso la palla è letteralmente nelle mani della proprietà cioè della famiglia Toti. Intanto oggi, sì proprio oggi domenica 1 novembre – auguri a tutti a proposito – sarebbe necessario un comunicato del presidente Alessandro Toti che non dico commenti ma almeno dica una parola su quanto accaduto a Brescia. E poi è urgente che la stessa famiglia faccia un passo decisivo verso la soluzione: che si tratti di ritrattare le proprie parole – quelle del proprietario Claudio Toti – e quindi mettere mano al portafoglio e versare quanto serve a mettere ordine, o che si tratti di chiudere baracca e burattini definitivamente. Il tempo del “a breve vi pagherò”, del “entro fine mese faremo firmare uno sponsor” o quello delle cordate – che magari ci sono pure ma che necessitano di tempi lunghi - è finito. Aspettiamo fiduciosi, anche in giornata un segnale della proprietà, pronti a raccoglierlo e darne conto. Questa volta non ci si può trincerare dietro il solito “Non c’è nulla da commentare”.

Però, l’obiezione sarebbe corretta, durante la gara con Pesaro c’erano gli americani? Sì certo ed alla fine della gara proprio Claudio Toti si è avvicinato spontaneamente a noi giornalisti che stavamo scrivendo i nostri pezzi per i giornali, dicendoci “C’è un filo di speranza. Anzi forse un po' più di un filo”. Bene se tutto questo è vero, è il momento di far vedere questo filo anche fosse solo appena trasparente. Perché? Perché a Brescia è andata bene anche grazie alla disarmante partita dei padroni di casa piegati anche senza dubbio dalla maggior volontà ed organizzazione della Virtus che si è guadagnata la vittoria.

Ma domenica al Pala Eur c’è Venezia ed il rischio di un’altra sconfitta di quelle memorabili è altissimo. La squadra ha bisogno di essere soddisfatta nelle sue necessità economiche e volendo spingersi oltre ha bisogno di un giocatore che prenda il posto – almeno quantitativo – di Chris Evans per proseguire la stagione con la speranza di poter scendere in campo in condizioni minime di equità competitiva. Il calendario di novembre presenterà a Bucchi e giocatori Venezia appunto e la doppia trasferta lombarda a Varese e Cantù.  

In questi casi risultato sportivo ed affari non vanno mai di pari passo, anzi il primo è subordinato, quasi sparisce di fronte ai secondi. Ma se la fine della Virtus Roma dopo 60 anni deve essere scritta in questa stagione, che sia scritta in modo dignitoso con una persona che si assuma del tutto la responsabilità del fallimento.