Sandro Gamba e i 90 anni di Olimpia Milano: «Il mio orgoglio è l'aver partecipato alla gloria»
Sandro Gamba ci sarà per i 90 anni dell'Olimpia Milano, in arrivo il 9 gennaio, domani. Il club ci arriva dalla bella vittoria contro il Pana a Oaka: «Una serata ricostituente. Ci voleva. Una vittoria tattica, lo dico da allenatore: con tutte quelle assenze non potevano metterla solo su potenza e tecnica ma bisognava spremersi il cervello. E Poeta è stato bravo», dice a La Repubblica. Gamba ricorda i tempi pioneristici della fondazione Olimpia: «Non c'era professionismo, ma il club ha sempre pensato in grande. Lo è diventato nel Dopoguerra, con la guida di Adolfo Bogoncelli. Che persona era il commendatore? Un imprenditore trevigiano di famiglia già prestigiosa, che ripeteva: Milano ha fatto la mia fortuna e io voglio restituirla. Abitava in viale Majno, l'ultimo palazzo prima di Porta Venezia. Tutte le vigilie di Natale invitava a casa tutta la squadra per una grande cena. Lui amava Milano e l'Olimpia come me, come fosse una bella donna».
Passione Olimpia. «È il club che mi ha aperto il mondo, che mi ha fatto viaggiare e portare in giro un po' di orgoglio: ovunque andavo ripetendo che Milano è il motore d'Italia, che se manca la benzina qui il Paese si ferma. Anche e soprattutto nello sport», prosegue Gamba. «Cos'è lo spirito Olimpia? Un setaccio. Di atleti e uomini. Bogoncelli ci chiedeva stile, eleganza, correttezza. Chi si comportava male finiva alla porta. E posso dire che abbiamo esportato un po' del nostro stile anche in America. E gli americani che hanno giocato qui hanno sempre detto di trovarsi a casa. Ancora oggi i giocatori che vengono in Europa guardano Milano sulla cartina».
Gamba era in panchina quando l'Olimpia portò in Italia la prima Coppa dei Campioni nel 1966. «Sentivamo addosso quell'onore. Una risposta a chi diceva che in Italia vincevamo solo per i soldi. Erano gli anni in cui anche l'Inter e il mio Milan dominavano in Europa. Alcuni dirigenti dell'Inter erano anche nel club, un anno proposero a Bogoncelli di rilevarlo e farne una succursale dell'Inter, ma il commendatore preferì l'indipendenza». Qual è il futuro? «Di restare ad alto livello. Ci sono tante squadre piene di campioni, ma l'Olimpia è destinata a restare in cima. Come la città»