ESCLUVIVA PB: Chiara Bacchini e il sapore della Coppa Italia con Matelica
Chiara Bacchini, guardia o ala piccola, numero 7 dell'Halley Thunder Matelica, è alla sua seconda Coppa Italia. La prima l'ha vinta con Udine nel 2024. Martedì 6 gennaio ha fatto il bis con l'Halley Thunder Matelica in finale contro l'Alpo Villafranca
Che sapore ha questa seconda Coppa?
"Buonissimo. Sono molto contenta di aver vinto con questa società nella quale sono appena arrivata - dalla scorsa estate,ndr - perchè qui è tutto molto bello e si sta davvero bene. L'ambiente è super, i tifosi ci seguono con un affetto particvlare e sono arrivati9 fino a Tortona per sostenerci. La società è molto presente, così come lo sponsor e tutti ci mettono nelle condizioni di rendere al meglio. E noi siamo un gruppo già molto compatto, come squadra e staff".
Eppure eravate a Tortona senza grandi favori del pronostico visto le condizioni di salute di alcune di voi
"E' proprio quello che a mio modo di vedere ci ha unito e stretto ancora di più. Dopo il secondo posto in stagione regolare questa Coppa Italia volevamo giocarcela al meglio ed il fatto che in cinque fossimo state vittima di un virus nei giorni precedenti ci ha fatto mettere qualcosa in più in campo: il fatto che Ilaria Bonnvecchio abbia fatto di tutto per esserci anche se ha giocato poco, è stato un altro motivo di spinta per noi. Dopo la prima vittoria con San Giovanni Valdarno poi, abbiamo cominciato a pensare che forse forse, giocando in quel modo non ci fermava nessuno..."
Come si trova a Matelica?
"Sapevo già prima di arrivare che avrei trovato un posto molto adatto a giocare e vivere al meglio. Adesso ho la conferma. La cittadina pur essendo piccola è molto viva, come ho detto l'ambiente è appassionato e si vive davvero bene. Per me lasciare Udine è stato un pò come lasciare la mia comfort zone (Bacchini ha giocato tre anni nel capoluogo friulano,ndr) e volevo fare un'esperienza diversa".
I vostri obiettivi quali erano all'inizio della stagione?
"Nessuno ci ha mai detto che dovevamo vincere a tutti i costi. Ma di far bene il più possibile sì. La Coppa Italia non era un obiettivo, magari lo era la qualificazione ed ora che abbiamo vinto e festeggiato, è una cosa archiviata e siamo tutte col pensiero alla prossima partita, tra l'altro di nuovo con Alpo Villafranca. Ci concentriamo su ogni singola partita e poi vediamo quello che è successo. Chiaro che il prossimo obiettivo è fare i play off. Ma non c'è ansia o pressione".
L'estate scorsa lei si è laureata Scienza della Nutrizione, dopo gli Stati Uniti, in Italia con una tesi dal titolo:"Analisi delle lacune nutrizionali di base nel mondo del basket professionistico femminile italiano, rischio e prevenzione di disturbi alimentari". Che rischi ci sono?
"Questo è il mio piano B per quando smetterò di giocare: fare la Biologa nutrizionista. In realtà sto già cominciando, a giorni mi iscriverò all'Ordine dei biologi per iniziare a fare qualcosa sul territorio nel quale mi trovo. La mia tesi aveva lo scopo di capire se c'è nel nostro mondo un protocollo: esiste un nutrizionista nelle società? La risposta è no, perchè per il momento non è una figura nella quale le società possono investire. Ho voluto capire chi è che prende il peso, le misure, ed altri parametri del genere in funzione dell'alimentazione. Ho trovato che c'è una mancanza di educazione alimentare con dei sintomi di disturbi alimentari. Molte atlete - ho inviato il mio test a tutte le capitane della A1 ed A2 - sono sottoalimentate perchè non avendo una figura di riferimento, si tende a far da sole. Io stessa prima di cominciare questi studi mangiavo male, non abbastanza. Ci sono dei falsi miti in questo campo che vanno smontati, come il fatto che mangiare carboidrati sia dannoso. Non è vero ed almeno per quanto mi riguarda da quando ho modificato le mie abitudini alimentari, mi sento meglio, con maggiore energia. Ovviamente non si può fare una generalizzazione, ogni caso va visto a sè, ma bisogna farlo per la salute delle persone prima che delle atlete".
Le manca qualcosa di casa, di Parma?
"E' una città bellissima,. dove a proposito si mangia molto bene, ma devo dire che essendo andata via da piccola per volare in America, mio sono abituata alla lontananza da casa. Quello che mi manca sono gli affetti, le persone. Ma so che sono lì e quando torno le trovo sempre".
Tornando al campo, quali sono le caratteristiche della sua squadra?
"Direi tre in particolare. La versatilità: ognuna di noi può prendere vantaggi e fare punti. La lunghezza del roster. L'esperienza. E poi che giochiamo davvero l'una per l'altra".
Chiudiamo con le giocatrici che le piacciono di più
"Da piccola quando ero a Parma ammiravo Megan Mahoney, la sua intelligenza e la sua grinta mi hanno sempre colpito. Oggi mi piace molto Maria Conde, il suo essere una giocatrice con molta testa e a 360 gradi".