Ataman dopo Bologna rilancia: «Qui per vincere. Le critiche sulla mia nazionalità? Amo la Grecia, ma sono orgoglioso di essere turco"»

09.01.2026 10:00 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Ataman dopo Bologna rilancia: «Qui per vincere. Le critiche sulla mia nazionalità? Amo la Grecia, ma sono orgoglioso di essere turco"»

Dopo la convincente vittoria del Panathinaikos AKTOR contro la Virtus Bologna, Ergin Ataman non si è limitato ad analizzare la prestazione tecnica della sua squadra, ma ha colto l'occasione per rispondere con fermezza alle recenti polemiche. Il coach turco, finito al centro dell'attenzione per aver dichiarato di essere pronto a lasciare il club in caso di mancata vittoria del campionato o dell'EuroLeague, ha voluto chiarire il senso delle sue parole, sottolineando la necessità di compattezza tra squadra, tifosi e proprietà.

Analizzando il match vinto contro le Vu Nere, Ataman ha elogiato l'atteggiamento difensivo dei suoi: "Stasera abbiamo vinto la partita grazie al tremendo 'hustle' (impegno, ndr) dei giocatori. Abbiamo giocato un’ottima difesa. Nel primo tempo abbiamo fermato Morgan ed Edwards, tutti hanno difeso bene. Anche Nunn ha giocato un'ottima difesa su Edwards. Tutti gli altri hanno fermato tatticamente l'attacco della Virtus, abbiamo fatto rubate e preso molti rimbalzi, rimbalzi offensivi. Lo stesso nel secondo tempo. Avevamo l'opportunità di chiudere la partita, ma non abbiamo giocato molto bene in attacco. Abbiamo sbagliato molti tiri aperti. Nell'ultimo quarto abbiamo chiuso la partita e preso facilmente la vittoria".

Il tecnico ha poi speso parole importanti per Richaun Holmes, sottolineandone il recupero dello statunitense che è stato decisivo sotto canestro: "È importante perché è stato un grande acquisto per noi all'inizio della stagione. Sfortunatamente, è rimasto fuori per due mesi con un grave infortunio. È tornato e ha mostrato le sue potenzialità. È molto importante per i grandi obiettivi che abbiamo per la stagione".

Il cuore della conferenza stampa, tuttavia, ha riguardato la sua "sfida" personale e il suo futuro ad Atene. Ataman ha rivendicato con orgoglio il suo palmarès per spiegare la mentalità vincente che vuole imporre: "Lascia che ti ricordi cosa ho vinto nella mia carriera. 20 trofei in Turchia. 6 titoli, 6 coppe, 8 supercoppe. In Grecia in due anni un campionato e una coppa. In cinque anni tre EuroLeague, non negli ultimi 10 anni. La Saporta, l'Eurochallenge con squadre in cui nessuno credeva. Credo in me stesso. Non mi nascondo dietro i trofei che ho vinto. Questa sfida è per me e spero che lo sia anche per i giocatori. Quando giochi nel Panathinaikos, in uno dei migliori club, devi avere grandi obiettivi. Possiamo vincere e perdere durante la stagione. Mi è dispiaciuto che la gente dopo due sconfitte abbia perso la fede. Ho la fiducia e il sostegno di Giannakopoulos. Abbiamo parlato ieri. Ho pazienza. Se perdo la pazienza me ne vado, è quello che faccio per tutta la mia carriera. Ho lasciato l'Efes dopo due trofei. Ho posto questa sfida per me e per i miei giocatori".

Infine, l'allenatore ha risposto duramente agli attacchi personali ricevuti sui social media, ribadendo il suo legame con l'ambiente verde ma pretendendo rispetto per le sue origini: "Ho un rapporto tremendo con i tifosi che amano il Panathinaikos. So che alcuni si sono preoccupati per la mia dichiarazione. Non ho fatto questa dichiarazione perché voglio andarmene. L'ho fatto per mostrare i grandi obiettivi che ho nella mia carriera. Nell'ultima partita che abbiamo perso con l'Armani... Guardate la classifica in EuroLeague. Qual è la squadra migliore in EuroLeague? Dov'è l'altra squadra di cui nessuno parla? Dov'è l'Olympiacos? È una squadra tremenda. Siamo insieme in classifica. Dov'è il Fenerbahce? Ho visto sui social media che alcuni mi hanno attaccato, specialmente per il mio paese. Dicevano che sono turco e devo andarmene dalla Grecia. Sono orgoglioso di essere turco, amo la Grecia, Atene, il Panathinaikos. Sono qui per i successi. Per questo mostro i pugni all'inizio della gara. I tifosi, la squadra, la dirigenza devono essere uniti e allora raggiungeremo i grandi obiettivi. Non abbandoniamo mai i grandi obiettivi".