Rivoluzione EuroLeague? La Virtus Bologna e gli altri non azionisti pronti a unirsi
Mentre la NBA continua a lavorare al suo approdo in in Europa, grandi movimenti ci sono anche in EuroLeague. Secondo un recente articolo da BasketNews, la Virtus Bologna e le altre squadre che non hanno licenza A sembrano pronte a unirsi per poter dire la loro. Le V Nere sarebbero infatti in prima fila nella costituzione di una nuova, potente associazione di club che riunisce le attuali "non azioniste" di lusso dell'Eurolega. Insieme a corazzate come Monaco, Partizan, Stella Rossa e alla ricchissima new entry (con licenza triennale) Dubai, la società bianconera starebbe lavorando per uscire definitivamente dal limbo delle wild card e delle licenze "brevi". L'obiettivo della Virtus è chiaro: fare massa critica per sedersi al tavolo dei "grandi" - se così si vogliono chiamare i club azionisti - con un potere contrattuale reale, garantendosi quella stabilità a lungo termine che finora è mancata.
Al centro della manovra c'è una questione prettamente economica e politica: l'attuale sistema, che privilegia i tredici soci fondatori nella spartizione dei ricavi e nelle decisioni chiave, sta ormai stretto a una Virtus che investe e compete ai massimi livelli, così come alle altre società citate. Il piano dell'alleanza è pragmatico: presentare un'offerta finanziaria concreta ai soci attuali per "comprare" il proprio ingresso in società in EuroLeague. Non si tratta solo di sopravvivenza, ma di valorizzare piazze storiche come Bologna e Belgrado per far crescere il fatturato complessivo della competizione, blindando l'Eurolega anche di fronte alle sirene di una possibile espansione della NBA in Europa.
La mossa strategica della Virtus e delle altre non azionisti arriva in un momento cruciale, con l'Eurolega che valuta l'allargamento a 24 squadre e l'introduzione delle conference già dalla prossima stagione. Mentre Parigi tenta una strada solitaria (puntando a rilevare le quote dell'ASVEL), Bologna sceglie l'unione con altre realtà ambiziose come, tra quelle non citate fino adesso, Valencia e il ricchissimo Hapoel Tel Aviv per forzare la mano. Il messaggio che parte da queste società è inequivocabile: se l'Eurolega non dovesse aprire le porte a una redistribuzione più equa, questa nuova unione avrebbe la forza e i numeri per guardare altrove, come blocco intero.