L'addio a Gabriele Vianello: fu il primo caso di mercato nella storia del basket italiano
"Oggi abbiamo perso uno dei più grandi giocatori della nostra storia. Senza Gabriele Vianello, l’Olimpia non avrebbe vinto il titolo europeo del 1966", scrive l'Olimpia Milano, che ricorda Gabriele Vianello, scomparso a 87 anni. Nane per tutti (soprannome derivante da un vecchio film in cui Alberto Sordi interpretava un gondoliere veneziano come lui), è stato uno dei Grandi “Numero 6” dell’Olimpia. Veneziano doc (nato il 6 maggio 1938) – è tornato in Laguna dopo il ritiro -, Vianello ha giocato nella Reyer e anche a Varese prima di diventare uno dei personaggi dominanti dell’Olimpia degli anni ’60 e recitare un ruolo decisivo nella Coppa dei Campioni del 1966: ala tecnica, di buona taglia fisica, mancino con un tiro spettacolare, Vianello segnò 40 punti contro il Real Madrid nella gara che qualificò il Simmenthal alle Final Four e ne fece altri 21, top scorer con Skip Thoren, nel successo sullo Slavia Praga di Bologna. Quello è stato l’apice di una carriera formidabile, con cinque scudetti, due finali di Coppa dei Campioni più un’altra semifinale. Nella stagione 1965/66, Vianello segnò 21 punti di media in una Serie A in cui il capocannoniere fu Doug Moe con 30.8 e lui fu terzo assoluto ma primo degli italiani. Era un giocatore moderno, con il canestro nel sangue e il talento fisico per primeggiare in qualunque era. Ha giocato 117 gare di campionato con il Simmenthal con 2.087 punti, 17.8 di media, sesto di sempre. Ha giocato tre Olimpiadi, nel 1960, nel 1964 e nel 1968. Il suo record di punti in una singola gara è di 67 punti contro Treviso, seconda prestazione di sempre in maglia Olimpia dopo i 77 di Sandro Riminucci. A dimostrazione di cosa fosse quella squadra, Riminucci ha ricordato che in quella partita Vianello lo aiutò a battere il suo stesso record. L’Olimpia giovedì affronterà il Barcellona con il lutto e un minuto di raccoglimento verrà osservato prima della partita.
La notizia è arrivata di prima mattina dal suo amico isontino, Paolo Vittori. Il che è perfettamente coerente con la storia intrecciata delle due ali dell’Olimpia anni ’60, due bomber che hanno dominato in Italia e anche in Europa. Gabriele Vianello e Paolo Vittori portarono in altro alla fine degli anni ’50 il Motomorini Bologna. Una squadra formidabile che arrivò quarta nel 1959 subito dietro le grandi storiche del campionato. Ma a fine stagione, la società si sciolse: Vittori venne reclutato dall’Olimpia e Vianello andò a Varese. Nel 1960, l’Olimpia vinse lo scudetto con Vittori grande protagonista, ma ironicamente diventò anche il primo scudetto vinto da Vianello per l’Olimpia. Indirettamente. Infatti, segnò 36 punti in una partita in cui Varese superando la Virtus Bologna consentì a Milano di conquistare il titolo. L’anno seguente però il titolo lo vinse proprio Varese e Vianello diventò il protagonista di uno dei primi casi eclatanti del mercato del basket. L’Olimpia infatti lo convinse a lasciare Varese per trasferirsi a Milano.
A quei tempi, se i club non trovavano un accordo, il giocatore diventava libero di trasferirsi solo dopo un anno di stop. Nel 1961/62, al top della propria carriera, Vianello si fermò per un anno in attesa di passare all’Olimpia e ritrovare il suo amicone Vittori. In quella stagione giocò solo una partita, in prestito alla Robur Varese per consentirle di vincere lo spareggio per la promozione contro il Gira Bologna. A quei tempi poteva succedere anche questo. Di fatto, Vianello arrivò all’Olimpia nel 1962 e la squadra – che contava anche su Gianfranco Pieri e Sandro Riminucci – vinse 26 partite su 26, imbattuta. L’anno dopo, inseguendo il sogno europeo – che si sarebbe infranto in semifinale – finì seconda in Italia a causa di tre sconfitte rimediate nel girone di andata, solo parzialmente corrette da un girone di ritorno immacolato. Nel 1964/65, l’Olimpia conquistò lo scudetto, fondamentale per poter poi giocare la Coppa dei Campioni che avrebbe vinto nel 1966 (ma senza Vittori che invece andò a Varese compiendo il cammino inverso).
Vianello ha avuto una carriera straordinaria, ma deve la sua fama principalmente alla partita che giocò il 17 marzo al Palalido contro il Real Madrid. Serviva una vittoria con almeno sei punti di scarto per vendicare la gara persa in Spagna sette giorni prima e approdare alle Final Four di Bologna. L’Olimpia andò due volte sotto di sette punti nel primo tempo pagando i falli del suo playmaker Pieri, prima di chiudere a meno due. Ma nel secondo tempo cominciò il Vianello Show: 40 punti, 15 su 26 dal campo, 10 su 12 dalla lunetta. “Contro un Vianello simile non si può giocare”, disse l’allenatore degli spagnoli, Robert Busnel, un francese. Vinta la partita 93-76, i 5.800 della capienza dell’epoca al Palalido entrarono in campo e portarono Vianello in trionfo. Fu la più grande partita della carriera di Vianello. Una recita. Una partita da americano si diceva allora.
Dopo quella vittoria, Vianello dichiarò che la squadra, il Simmenthal era entrato in forma al momento giusto. Infatti, a Bologna sconfisse il CSKA Mosca, che aveva numerosi nazionali sovietici, e poi completò l’opera sconfiggendo lo Slavia Praga, anch’esso ricco di nazionali di una squadra tra le più forti dell’epoca, la Cecoslovacchia. Vianello segnò 21 punti anche in finale. I giornalisti presenti a Bologna votarono Skip Thoren, il centro americano da Illinois, come miglior giocatore della partita. Fu lui a tagliare la retina. Ma l’Olimpia non avrebbe mai vinto quel titolo senza Vianello.
L’anno dopo, l’Olimpia arrivò in finale perdendola a Madrid contro la squadra di casa. Vinse anche il suo ultimo di quattro scudetti conquistati a Milano, cinque in assoluto, per poi finire la carriera tornando nella sua città, a Venezia. Nel dopo carriera, ha viaggiato tanto, era appassionato della Thailandia, ma era sempre presente al Taliercio quando l’Olimpia arrivava a Venezia e lui nascondeva ai suoi amici che avrebbe tifato per la sua squadra. L’ultima volta che l’abbiamo visto Kyle Hines volle farsi una foto con il “fenomeno che ha segnato 40 punti al Real Madrid”. Grazie Nane!