Ettore Messina: «Suigo? La sua strada era prevedibile». E sul NIL: «Quinn Ellis: perso uno di alto livello»
Il fenomeno del NIL (acronimo di "Name, image, and likeness"), che permette ai college NCAA di mettere sul piatto offerte milionarie per i giocatori, sta creando un vero e proprio saccheggio anche per l'Europa. Ettore Messina analizza il fenomeno a La Nuova di Venezia, riconoscendone la doppia faccia per i giovani e per le società: «Per loro è una grande opportunità, sia dal punto di vista tecnico che economico. Il Nil applicato a livello di college ha già fatto la fortuna di molti ragazzi e mi sa che continuerà a farlo. Il problema nasce per i club, che formano un giocatore e fanno programmi per il futuro. È una situazione che va vista in due ottiche diverse. Io all'Olimpia ho Quinn Ellis che il prossimo anno andrà negli States, a St. John's: è bellissimo per lui, che ha una grande opportunità, ma noi abbiamo perso uno di alto livello».
Questa dinamica crea un evidente problema economico per i club italiani, che rischiano di non ottenere nulla in cambio della formazione dei giocatori nel settore giovanile. Su questo punto, Messina sottolinea la mancanza di un quadro normativo chiaro e di tutele istituzionali: «Se c'è un contratto, alcuni club riescono ad ottenere un buyout dalle università americane, ma è il frutto di operazioni dettate da buona volontà, non certo per una negoziazione Fiba. Del resto il campionato Ncaa non è riconosciuto né dal Comitato olimpico, né dalla Federazione internazionale. Serve una riflessione importante a tutti i livelli per consentire ai club di continuare a fare reclutamento e settore giovanile, che hanno anche una funzione sociale. Servono delle regole ben precise perché adesso la situazione è ingarbugliata, visto che non c'è un'esperienza pregressa a fare giurisprudenza».
Il cuore della questione ruota attorno ai fondi del sistema NIL e all'impossibilità, per il sistema italiano, di "difendersi" dalle ambizioni dei ragazzi. Commentando i flussi di denaro nei college, Messina osserva: «Mi limito a prenderne atto. Parto da un presupposto importante, che le Università hanno guadagni notevoli grazie a tv, merchandising e biglietteria. Si è andati oltre, in alcuni atenei girano un sacco di soldi e alcuni vengono strapagati perché in Ncaa non c'è un tetto salariale come in Nba». Riguardo alle contromisure del basket italiano, aggiunge: «In questo momento può fare poco. Ognuno potrà cercare tutele contrattuali con i giocatori, ma il punto è un altro, cioè cosa vuol dire difendersi. Difendersi da cosa, dal sogno di un proprio giocatore? Io dico che ci vorrebbe un'equa compensazione. In questo senso sarà importante la leadership di Fip e Fiba, il singolo club non può fare niente».
Oltre ai trasferimenti nei college americani, c'è anche chi tenta direttamente il salto verso la pallacanestro professionistica americana, come nel caso di Luigi Suigo. Il giovane prodotto della scuola Olimpia si è recentemente reso eleggibile per il draft NBA, una mossa che non ha sorpreso affatto l'esperto allenatore: «La sua strada era prevedibile, dato che è andato al Mega Belgrado, dove c'è Miško Ražnatović, l'agente di tanti campioni, su tutti Jokic. Luigi ha fatto una scelta importante perché vicino ha chi sa consigliarlo. Non avevo dubbi che con un agente così influente, avrebbe puntato al Draft. Ora ha 50 giorni per capire se è il momento giusto o se dovrà provarci l'anno prossimo».