DeAndre Jordan chiude la stagione senza playoff ma rilancia: “Sono ancora competitivo”
La diciassettesima stagione NBA di DeAndre Jordan si è conclusa senza post‑season, ma il veterano dei Pelicans non ha alcuna intenzione di rallentare. «Sono ancora competitivo» ha dichiarato, sottolineando quanto ami il gioco, il gruppo e la possibilità di dare ancora un contributo reale sul parquet. New Orleans ha chiuso con un record di 26–56, lontana dalla zona playoff, ma Jordan ha voluto spostare l’attenzione su un obiettivo più ampio: la crescita dei giovani. «Questo è un periodo dedicato allo sviluppo dei ragazzi in vista del prossimo anno, ma sento di avere ancora qualcosa da dare» ha spiegato .
Il ruolo da mentore e il rapporto con Derik Queen. In campo Jordan ha disputato 12 partite, viaggiando a 4.4 punti e 6.3 rimbalzi, ma il suo impatto più significativo è arrivato fuori dalle statistiche, nel lavoro quotidiano con il rookie Derik Queen. «È cresciuto tantissimo. Ha fatto vedere cose importanti e il suo potenziale è enorme. Questa offseason sarà fondamentale per lui» ha raccontato il veterano. Jordan ha descritto Queen come un lungo moderno, capace di creare gioco e trattare la palla con naturalezza: «È un vero playmaker. Ha un rapporto speciale con la palla, cosa rara per uno della sua taglia». Ha poi evidenziato la sua versatilità offensiva: «Può segnare a tutti e tre i livelli, ha tocco e fa cose che di solito appartengono alle guardie. Ora dobbiamo solo capire come farlo crescere su entrambi i lati del campo». I due lavoreranno insieme anche in estate, con sessioni programmate a Los Angeles, anche se Jordan ha preferito non svelare troppo: «Meglio tenere qualche segreto… lavoreremo, questo è sicuro» ha sorriso .
Perché ha scelto New Orleans. La decisione di firmare con i Pelicans aveva sollevato qualche domanda, vista la sua esperienza da campione NBA. Jordan ha spiegato che la scelta è stata dettata dal gruppo e dall’ambiente: «Volevo giocare con ragazzi come Herb Jones. Tra lui, Zion, un rookie come Jeremiah Fears e Micah Peavy, qui c’è tanto talento». Ha ricordato anche le sensazioni da avversario: «Ogni volta che giocavo contro New Orleans era una battaglia, e il pubblico era sempre incredibile. Hanno avuto sfortuna con gli infortuni, ma mi volevano qui, quindi eccomi» .
Leadership da campione e uno sguardo al futuro. Jordan mantiene un legame fortissimo con i compagni con cui ha vinto il titolo a Denver: «Parlo con quei ragazzi quasi ogni giorno. Quel legame non si spezzerà mai. Abbiamo vinto il primo titolo nella storia dei Nuggets insieme… saranno sempre i miei ragazzi». Guardando avanti, non esclude un futuro in panchina, anche se non senza ironia: «Se devo avere a che fare con Derik Queen ogni giorno? No! [ride]. Scherzi a parte, ci ho pensato. Potrebbe essere un’opzione»