Legabasket: una quota del maxi‑risarcimento dei diritti TV spetta anche alla pallacanestro?

23.04.2026 14:27 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Legabasket: una quota del maxi‑risarcimento dei diritti TV spetta anche alla pallacanestro?

Il maxi‑risarcimento da 300 milioni di euro riconosciuto alla Serie A per la vicenda dei diritti televisivi internazionali in questi giorni non riguarda soltanto il calcio. Per un principio giuridico spesso dimenticato ma ancora valido per il periodo 2008–2018, una parte di quelle risorse dovrebbe appartenere anche alla pallacanestro italiana. E non per una forzatura interpretativa: è la diretta conseguenza della Legge Melandri, che per dieci anni ha regolato la distribuzione dei proventi audiovisivi del calcio professionistico.

Il fatto: è stato accertato che tre intermediari televisivi, tra il 2008 e il 2018, avevano fatto un cartello che era riuscito a calmierare il costo dei diritti televisivi in Italia per la trasmissione delle partite di calcio creando un danno alle società, come scrive Il Sole 24 Ore. Che aggiunge come sia stata recapitata "nella notte tra lunedì e martedì scorsa la proposta ufficiale di transazione per un importo di 300 milioni da parte di Img, uno dei tre intermediari in questione (gli altri sono MP & Silva e B4)."

Tra il 2008 e il 2018, infatti, la normativa prevedeva che una quota dei ricavi generati dalla Serie A (10%) confluisse nella cosiddetta mutualità sportiva, un fondo destinato a sostenere l’intero sistema sportivo nazionale. In quella ripartizione rientravano le federazioni non calcistiche, i settori giovanili, lo sport dilettantistico e l’impiantistica. Legabasket era quindi beneficiaria diretta di una parte di quella quota. Se il risarcimento riguarda annualità comprese in quel decennio — e gli atti del contenzioso lo confermano — allora una parte dei 300 milioni deve essere destinata anche alla pallacanestro, perché quei proventi, se incassati regolarmente all’epoca, sarebbero stati soggetti alla ripartizione Melandri.

La questione non è solo contabile. È politica, strutturale e strategica. Per anni la mutualità ha rappresentato uno dei pochi strumenti di riequilibrio tra discipline con capacità di mercato profondamente diverse. Non solo: funzionò: nelle relazioni di accompagnamento alle proposte di modifica del D.Lgs. 9/2008 presentate in Parlamento tra il 2010 e il 2011, si affermava che la vendita centralizzata aveva generato un +70% di ricavi, nonostante l'azione del cartello. La sua abolizione nel 2018, con la riforma Lotti che ha riscritto la Melandri, ha interrotto un flusso economico che garantiva ossigeno ad altre federazioni. Ci sembra di ricordare che, per compensare il mancato introito, la FIP avesse assegnato un contributo di 1 milione l'anno a LBA, versato i primi due andati e poi andato in cavalleria con il Covid. 

Risarcimento del danno. Per la pallacanestro si tratta sia di rivendicare somme importanti, sia di riaffermare un diritto previsto dalla legge per un periodo preciso e documentato. Un diritto morale, da condividere con gli altri beneficiari di quel 10% - che per tutti loro si tratta di cifre rilevanti - a titolo di risarcimento del danno da intesa restrittiva della concorrenza condiviso con il pallone. Quanto al calcio, la sua disperata necessità di soldi di oggi ci dice che nemmeno prendersi quel 10% a danno del resto del movimento sportivo si è rivelato di una minima utilità.