Hapoel Tel Aviv, Yanai racconta la stagione più folle e il sogno di battere il Real
Alla vigilia della prima serie playoff di EuroLeague nella storia del club, l’Hapoel Tel Aviv arriva al suo momento più grande dopo un anno vissuto sull’orlo del caos. Domani 29 aprile, con palla a due alle ore 20:45, la squadra di Dimitris Itoudis sfiderà il Real Madrid in Gara 1, provando a ribaltare ogni pronostico e a “rubare” il fattore campo. In un’intervista lunga e senza filtri, il proprietario Ofer Yanai ha ripercorso mesi di tensione, scelte difficili e convinzioni che hanno tenuto in piedi il progetto anche nei momenti più bui.
“Senza la Top 6 sarebbe stata la fine dell’Hapoel”.
Yanai non ha nascosto quanto fosse fragile la situazione del club durante la stagione. Dopo la sconfitta contro il Baskonia, ha ammesso di aver detto agli agenti che mancare i playoff avrebbe potuto far crollare tutto: «Se non fossimo entrati nelle prime sei, sarebbe stata la fine dell’Hapoel». Secondo lui, molti giocatori non avrebbero accettato di restare per giocare l’EuroCup, ritenendo il livello troppo basso per il loro valore. Il sesto posto finale, quindi, non è stato solo un traguardo sportivo: è stato un salvagente.
La guerra, la fuga da Tel Aviv e la squadra unita sotto attacco.
La stagione dell’Hapoel è stata segnata anche dagli eventi geopolitici. Yanai ha raccontato come, dopo l’escalation con l’Iran, la squadra sia stata evacuata da Tel Aviv, con l’aeroporto chiuso e un trasferimento via terra fino al confine egiziano prima di volare verso Sofia. Alcuni giocatori sono stati spostati in zone più sicure già nella prima notte, temendo che le loro abitazioni potessero essere obiettivi sensibili. Yanai ha spiegato che nessuno ha chiesto di lasciare il club, nemmeno i nuovi arrivati come Kessler Edwards, alla sua prima esperienza fuori dagli Stati Uniti e subito catapultato in un contesto di guerra: «È stato pazzesco, ma tutti hanno affrontato la situazione». Secondo il proprietario, questa crisi ha addirittura rafforzato il gruppo: «Ci ha unito e migliorato» .
Itoudis, le critiche e la scelta di non cambiare: “Il problema non era lui”.
Yanai ha difeso apertamente Dimitris Itoudis, spesso criticato durante la stagione. «Non ho mai pensato di licenziarlo» ha detto, spiegando che il vero problema era l’atteggiamento di alcuni giocatori, più concentrati sulle proprie agende che sulla squadra. Ha anche denunciato una certa ostilità verso gli allenatori stranieri in Israele: «Mi vergogno del modo in cui vengono trattati. C’è un pregiudizio». Per lui, Itoudis resta un vincente: «Ha vinto un titolo con noi l’anno scorso. È molto più facile cambiare giocatori che cambiare un grande allenatore».
La serie contro il Real: “Credo che possiamo vincere”.
Yanai non si nasconde: la sfida contro il Real Madrid ha anche un sapore personale. Se Itoudis non fosse arrivato, il candidato numero due sarebbe stato Sergio Scariolo: «Ora vedo il coach che ho scelto contro quello che non ho scelto. È una sfida affascinante». E nonostante la differenza di esperienza e budget, il proprietario è convinto: «Penso che batteremo il Real Madrid. Devo crederci» .
Motley, la telefonata di Florentino Pérez e il rispetto dei grandi club.
Yanai ha rivelato un episodio sorprendente: quando circolavano voci sull’interesse del Real per Jonathan Motley, ha ricevuto una telefonata diretta dal presidente Florentino Pérez, che gli ha assicurato che il club non avrebbe mai trattato un giocatore alle spalle della società proprietaria. «Ho pensato: chi sono io perché il presidente del Real mi chiami? L’ho apprezzato molto» ha raccontato.
NBA Europe, antisemitismo e il peso politico delle trasferte.
Yanai ha parlato anche di episodi di antisemitismo, come quello avvenuto all’OAKA contro il Panathinaikos, quando un tifoso lo ha insultato indicando la sua kippah. Ha poi criticato la gestione della trasferta a Madrid, definendola una “versione soft” di discriminazione, con controlli eccessivi e un’arena semivuota nonostante l’avversario di prestigio. Sul fronte politico-sportivo, ha dichiarato di voler incontrare Adam Silver per chiedere che Israele venga inclusa fin da subito nel progetto NBA Europe, vista la sua alleanza strategica con gli Stati Uniti.
Verso Gara 1: l’Hapoel arriva ferita, unita e convinta
Domani a Madrid inizierà la serie più importante nella storia del club. L’Hapoel ci arriva dopo una stagione di guerra, trasferimenti forzati, tensioni interne, episodi controversi e una crescita tecnica evidente. Yanai lo sa: il Real è favorito. Ma la sua convinzione è chiara, quasi ostinata: questa squadra ha già superato abbastanza tempeste da non temere più nessuno.