Ražnatović a tutto campo: "L'NBA Europe sarà una rivoluzione. E l'NCAA è la nuova via per i giovani europei"
Il potente e influente agente sportivo Misko Ražnatović, figura centrale nel panorama cestistico internazionale, ha rilasciato una lunga e interessante intervista ai microfoni di Front Office Sports. Sul tavolo, i temi più caldi che stanno ridisegnando la geografia del basket mondiale: l'espansione della NBA nel Vecchio Continente, le sorti dell'Eurolega, l'enigmatico "Progetto B" e il crescente esodo dei talenti europei verso il basket universitario americano (NCAA).
NBA Europe ed Eurolega: collaborazione o conflitto?L'idea di una lega europea a marchio NBA è ormai molto più di una semplice suggestione, ma secondo Ražnatović il successo passerà da una pacifica coesistenza con l'attuale Eurolega. La collaborazione, che fino a pochi mesi fa sembrava un miraggio, sta mostrando i primi segnali di disgelo, favoriti anche dai recenti movimenti dirigenziali.
«Credo che la soluzione migliore sarebbe che la nuova lega, NBA Europe, fosse completamente separata dall’attuale Eurolega. Sarebbe positivo per tutti... Tuttavia, penso che la collaborazione sia necessaria, e gli ultimi segnali vanno in quella direzione. L'Eurolega è attualmente la competizione più interessante al mondo, ma le manca stabilità organizzativa e finanziaria. Un accordo con la NBA potrebbe creare qualcosa di davvero speciale».
Sulle voci che vedrebbero corazzate come il Real Madrid pronte a compiere il salto verso la nuova lega, l'agente predica calma, sottolineando come l'incertezza regni ancora sovrana: «Penso che dopo la fine dell’Eurolega seguiranno colloqui intensi e che tra due o tre mesi avremo un quadro più chiaro». Anche i presunti investimenti in ballo (da 500 milioni a un miliardo di dollari) appaiono come "fantascienza" per i club europei, complicando persino le strategie a lungo termine sulle firme dei giocatori.
Il richiamo dell'America e il misterioso "Progetto B"Nonostante i fondi potenzialmente illimitati di un'eventuale NBA Europe, Ražnatović è estremamente realista su un punto: i veri top player continueranno a sognare gli Stati Uniti. «La NBA è la NBA, esiste solo una lega di quel livello. I migliori giocatori europei che hanno la possibilità di un vero contratto NBA certamente andranno lì». A rimescolare ulteriormente le carte nel breve periodo potrebbe essere il cosiddetto "Progetto B", un'iniziativa ambiziosa e totalmente inedita in cui i cestisti non giocherebbero più per i singoli club, ma per la lega stessa. Ražnatović ha confermato i rumors sul suo coinvolgimento e sull'avvio della competizione: «Il ‘Project B’ è reale e con il 99% di certezza inizierà alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo. È una vera rivoluzione. Ma come funzionerà e come il possibile successo di NBA Europe influenzerà questo, dovremo aspettare».
La fuga in NCAA: il caso Illinois e la "Balkan Five"L'ultima parte dell'intervista ha acceso i riflettori sul basket universitario americano, diventato la nuova vera alternativa per i giovani prospetti del Vecchio Continente. Emblematico è il caso dei "Balkan Five" all'Università di Illinois. Ražnatović ha svelato numeri emblematici: dai 25 giocatori assistiti portati in NCAA lo scorso anno, si aspetta di salire a circa 45 nella prossima stagione. Il mercato è talmente attivo e basato sulla fiducia reciproca che i ragazzi firmano senza nemmeno visitare di persona i campus. L'intuizione di Brad Underwood, coach di Illinois, è stata la vera scintilla: «Ha deciso che gran parte della squadra fosse composta da giocatori dell’Europa orientale. Quando gli ho chiesto perché, ha detto: se Jokić e Dončić sono i migliori in NBA, perché non provarci anche al college? Il risultato è eccellente... Altri team seguiranno quella strada». A spiegare perfettamente questo cambio di rotta epocale rispetto al passato, specialmente per i giocatori nel ruolo di lungo, è la chiosa finale dell'agente serbo:
«Consiglierei ai giocatori di andare al college? Quarant’anni fa avrei detto di no. Oggi la situazione è diversa, in Europa spesso non ricevono l’opportunità di giocare. In NCAA ottengono minuti, un buon contratto e maggiore visibilità per gli scout. Penso che ora sia un percorso molto valido».