Pippo Ricci sulle voci di mercato: «Le detesto. Se qualcuno ha già firmato altrove...»
In casa Olimpia Milano è Pippo Ricci a suonare la carica in quella che è la sua quinta finale Scudetto. Il capitano biancorosso ha parlato a La Repubblica ed. Milano nel giorno della prima palla a due con Venezia. «Non nascondo che aspetto la partita di stasera dalla semifinale persa l'anno scorso - dice - non è mai scontato giocare la finale, la vivo come una cosa bella, guadagnata. Quando sbatti la faccia, come nel 2025 contro la Virtus, poi riparti solo per poter riprovare la gioia e le emozioni della vittoria. Abbiamo lavorato tanto per riuscirci, affronto la mia quinta Anale come una novità perché non mi sento mai arrivato».
Una grande chance per Milano, che può completare il triplete con Supercoppa e Coppa Italia già vinte
«Non aver fatto bene in Eurolega condiziona tutto l'ambiente: quattro anni senza playoff si sentono nell'aria che respiriamo. Non siamo soddisfatti, ognuno di noi voleva far meglio in Europa però dobbiamo trasformare questa insoddisfazione nella voglia di scrivere un pezzo di storia di questa società».
Ricci non nasconde che le voci di mercato abbiano un impatto
«Succede ogni anno da quando sono a Milano: a marzo si comincia a parlare della squadra dell'anno successivo. È ovvio che i club debbano programmare il futuro, ma è una cosa che odio: detesto le voci di mercato. Dobbiamo convivere con questa situazione, concentrarci solo sul presente: c'è chi ci riesce meglio, chi fa più fatica. Se qualcuno ha già firmato per l'anno prossimo, sono contento per lui, ma io penso solo alla squadra di adesso. Onestamente, sono convinto che ognuno all'Olimpia oggi abbia un solo obbiettivo: vincere lo scudetto e lasciare il segno a Milano».
Un anno lungo, iniziato con l'arrivo di Poeta, ma positivo per Ricci
«Fisicamente sto bene, cerco ogni giorno di lavorare anche su quelle cose un po' noiose che, però, ti allungano la carriera. Con Poeta mi sono trovato subito molto bene, ma anche l'inizio con Messina era stato positivo... Con l'esperienza ho capito meglio quando la partita ti chiede di fare certe cose, senza inseguirla. Ho tirato di più e oltre il 40% da tre perché seleziono meglio i tiri, ma resto un giocatore di sistema: il mio compito è prendere un rimbalzo, avere un impatto immediato con la difesa e le piccole cose semplici ed essere pronto al tiro solo se la squadra ne ha bisogno. È stata una stagione di alti e bassi incredibili, onestamente difficile e logorante anche a livello emotivo. Ma, Eurolega a parte, siamo stati bravi a stringerci nei momenti importanti, come in coppa Italia o ancora nei playoff. Come gruppo, siamo sempre stati solidi e uniti: grandi giocatori come Tonut e Flaccadori, impiegati di meno, restano fondamentali per noi così come Booker, Dunston e Sestina, fuori dai dodici, non fanno mai mancare il loro apporto positivo ogni giorno».
Tutto nelle mani di Olimpia Milano
«Una finale è sempre tosta, condizionata dall'emotività. La Reyer ha talento e fisicità, dovremo imporre il nostro gioco, l'aggressività superiore, essere capaci di accendere il nostro pubblico perché, un Forum infuocato, è un fattore fondamentale. Veniamo da playoff solidi dove, forse un po' tardi, abbiamo capito come essere più cinici nei momenti decisivi e limitare i cali di concentrazione. È tutto nelle nostre mani: le cose positive le devi fare accadere. Il fattore campo, il roster più profondo, la maggiore esperienza non ti fanno vincere da soli. Dobbiamo scrivere il nostro destino, non possiamo aspettare che qualcuno, o qualcosa, lo faccia per noi»