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Virtus Bologna, la prima partita si gioca in panchina

10.06.2026 12:50 di  Davide Trebbi  Twitter:    vedi letture
Virtus Bologna, la prima partita si gioca in panchina

La stagione è finita troppo presto. E, forse, non poteva che finire così.

L’uscita in semifinale ha chiuso un’annata vissuta sempre sul filo, tra risultati da rincorrere, rotazioni accorciate e una sensazione mai davvero scacciata: quella di una squadra costretta a consumare più energie del previsto per restare in piedi.

Ora, in casa Virtus, la prima partita della nuova stagione non si giocherà sul parquet ma dietro una scrivania. E riguarda la scelta dell’allenatore.

Il tentativo di raddrizzare la rotta promuovendo Nenad Jakovljević dopo l’esonero di Dusko Ivanovic non ha prodotto gli effetti sperati. Del resto, il tecnico montenegrino aveva convissuto fin dal primo giorno con un confronto inevitabile: quello tra la Virtus dello scudetto e quella che gli era stata consegnata. Due squadre diverse per uomini, profondità e condizione generale. Alla lunga, il rapporto è arrivato a un punto di non ritorno e la separazione è diventata l’unica soluzione percorribile.

Da qui riparte il lavoro del direttore sportivo Paolo Ronci.

La Virtus che verrà avrà certamente un volto diverso. Ci sarà un ridimensionamento, ma non una rinuncia alle ambizioni. La partecipazione all’Eurolega continua a imporre un certo livello di competitività e, soprattutto, l’obbligo di presentarsi ai nastri di partenza del campionato con l’obiettivo di restare nelle zone nobili della classifica.

Per questo il prossimo allenatore dovrà possedere caratteristiche molto precise.

Più ancora del sistema di gioco, conterà la capacità di gestione. La stagione appena conclusa ha mostrato tutti i limiti di una squadra arrivata ai momenti decisivi con diversi giocatori acciaccati, altri fuori condizione e alcuni addirittura indisponibili. Le rotazioni ristrette e le scelte spesso obbligate hanno presentato il conto nel momento in cui le energie fisiche e mentali hanno iniziato a scarseggiare.

La richiesta della società è chiara: valorizzare l’intero roster e distribuire responsabilità e minuti lungo tutta la stagione. Servirà un allenatore abituato al doppio impegno, capace di gestire calendari fitti e pressioni elevate. Non conta tanto il livello della coppa disputata in passato, quanto l’esperienza maturata nel convivere con due competizioni e con la necessità di tenere tutti coinvolti.

Ma c’è un altro aspetto che pesa.

La Virtus cerca un tecnico che sappia proteggere la squadra e proteggersi nei momenti difficili. Perché a Bologna il vento cambia rapidamente. Le aspettative sono alte, il rumore di fondo non manca mai e la panchina bianconera resta una delle più esposte del basket italiano.

Tra i nomi circolati nelle ultime settimane, Paolo Galbiati è quello che maggiormente convince per profilo e prospettiva, ma rimane un bellissimo e agognato sogno per ora. Gli altri candidati nominati, almeno per ora, non sembrano aver acceso particolarmente la dirigenza. Segno che la scelta viene considerata tutt’altro che ordinaria.

Anche perché il nuovo allenatore non troverà una squadra già definita.

Come dodici mesi fa, si annuncia infatti una profonda rivoluzione dell’organico. Una rifondazione che coinvolgerà molti protagonisti dell’ultimo ciclo e che porterà inevitabilmente il nuovo tecnico a incidere sulle decisioni di mercato. Dovrà valutare chi resta, chi parte e come inserire i giocatori già arrivati o in procinto di arrivare.

Il primo mattone della nuova Virtus, dunque, non sarà un playmaker, un lungo o un realizzatore.

Sarà l’uomo chiamato a guidarli.

Perché prima di costruire una squadra, la Virtus deve scegliere il proprio condottiero. E dalle premesse, questa volta, la decisione appare tutt’altro che semplice.