Amedeo Tessitori: «Momento magico. Ora lo Scudetto. Se avessi avuto questa voglia di migliorarmi quando ero più giovane...»
"Playoff così non li avevo ancora mai disputati. Era anche il momento", dice Amedeo Tessitori a La Gazzetta dello Sport. Il capitano orogranato è stato vero trascinatore della Umana Reyer Venezia che da giovedì si giocherà lo Scudetto contro l'Olimpia Milano. Un momento magico per il centrone Azzurro. "Sì, assolutamente. Col club è uno dei momenti più alti della carriera, quello per cui stavo lavorando. Non è ancora finita ma è un buon punto", dice Tex. "Credo di essere ora in una condizione abbastanza buona sia di maturità cestistica che di maturità fìsica". Ma le belle novità sono anche fuori dal campo: "È un momento della mia vita particolare, molto bello. Sono riuscito a trovare una persona con cui costruire una famiglia, Giorgia, e stiamo aspettando una bambina: siamo al quinto mese. Un momento perfetto, questa finale cade a pennello".
L'EVOLUZIONE - Tessitori parla della sua crescita: "Mi ci è voluto un po' per capire il mio fisico - racconta Tex, pisano di Castelfranco, dove è avvenuta una parte importante di questo lavoro -. Il basket moderno predilige l'atletismo e si sta sempre più velocizzando. Per come sono fatto io, sto cercando di compensare alcune mie mancanze atletiche in altri modi, con un lavoro fìsico adeguato che mi sta dando grandi soddisfazioni. Fuori stagione lavoro molto su alcuni aspetti sia fisici che tecnici: se avessi avuto questa voglia di migliorarmi quando ero più giovane sarebbe stato più facile... Ma ora mi dà soddisfazione: cercare di migliorarmi, di poco ma sempre un passo avanti, è quello che mi sta spingendo. Nel momento in cui un giocatore non ha più voglia di migliorarsi vuol dire che si avvicina il momento di ritirarsi".
L'impatto con Spahija - "È stato come la cucina fusion, quando unisci due gusti diversi. C'è voluto un po' di tempo, a lui per inquadrare il mio gioco e a me per entrare nella sua idea di basket. Al terzo anno insieme siamo arrivati al punto in cui ci siamo ben chiariti e uniti nel modo migliore. Il suo è un gioco molto veloce in cui si tende a correre tanto, e io non sono un atleta, un centometrista. Ora cerchiamo di usare queste cose a nostro vantaggio: riesco a fermare un secondo il gioco nei momenti di maggiore caos, per tornare noi stessi prima di riprendere a correre come sappiamo. Una simbiosi che adesso sta funzionando".
Competere contro Milano - "Noi siamo una squadra che non si affida a una persona sola, ma trova il giocatore e la situazione da sfruttare a seconda delle esigenze della gara. Quello che mi viene chiesto è mettere pressione vicino a canestro, per tenere sempre qualcuno della difesa a occupare quello spazio e aprire così il campo altrove. E penso che vedermi là sotto dia anche ai compagni più fiducia nell'andare a tirare o penetrare. Dovremo essere bravi a togliere loro sicurezze. Hanno giocatori di talento in tutti i ruoli, ma ogni squadra ha punti fermi: dobbiamo cercare di non farglieli trovare facilmente come fatto finora, mettergli un po' di dubbi e farli pensare un po' di più. È impossibile affrontare una finale pensando di perderla. Si gioca sempre per vincere, ancor di più una finale. E siamo usciti dalla semifinale con molta consapevolezza e molta più fiducia perché ci ha fatto capire che il percorso di quest'anno è stato utile".