Giordano Bortolani saluta e ringrazia Cantù, ma si toglie qualche sassolino
Le strade di Giordano Bortolani e della Pallacanestro Cantù si separano ufficialmente. La guardia ventiseienne, reduce da una stagione di rilancio chiusa con medie di 12.7 punti, 1.9 assist e il 38% da tre, ha deciso di esercitare la clausola liberatoria e si appresta ad accasarsi a Tortona, formazione in rapida ascesa che disputerà la prossima Eurocup. Dalla Sicilia, dove si trova attualmente in vacanza, Bortolani ha tracciato un bilancio dell'annata a La Provincia di Como, riconoscendone le indubbie complessità e le difficoltà di squadra: «Alti e bassi ci sono stati, direi che forse sono stati più i momenti di difficoltà rispetto a quelli di gioia. Ma è altrettanto vero che l'obiettivo iniziale sia stato centrato, quindi bene così. Però vivere stagioni come questa non è mai semplice: a tutti piace vincere e fare parte di squadre convincenti, e a Cantù non è stato così. Devo però dire la società e i tifosi sono sempre positivi, ci hanno sempre sostenuti anche nei momenti più bui. Non è scontato ed è un fatto che mi ha colpito».
Nonostante un buon impiego sul parquet che gli ha permesso anche di ritrovare la maglia della Nazionale, il giocatore ha rivelato di non aver sentito il pieno supporto in ogni fase, dichiarando in merito alla fiducia riposta in lui: «È una cosa che ho avvertito, a tratti. È vero, ho sempre giocato con un buon minutaggio, ma non sempre ho avvertito questa fiducia». Sulla decisione di cambiare maglia, Bortolani ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa, sottolineando come la separazione sia dipesa dal mancato affondo della dirigenza: «Avevo valutato anche il fatto di restare, ovviamente. Ma è mancata la miccia, anche l'occasione. Di fatto, non ho parlato con nessuno di Cantù». L'amarezza per l'epilogo è ben evidente nelle sue parole: «Avrei voluto fare alcuni passi con Cantù, ero realmente intenzionato, ma non ho avvertito la stessa voglia dall'altra parte. Mi si sono presentate subito diverse occasioni interessanti e ho deciso di non aspettare muovermi di conseguenza. Non è stata una mia scelta, ma non mi è stata prospettata una reale chance di continuare a Cantù. Mi è dispiaciuto parecchio, ma so anche che sono dinamiche che, nel nostro lavoro, possono capitare».
Pur al netto del rammarico per i mancati contatti finali, il classe 1998 non rinnega affatto la scelta fatta per il suo percorso di crescita, arrivata dopo stagioni milanesi spesso confinato in panchina. Il suo saluto conclusivo si trasforma in un sincero attestato di gratitudine verso la piazza brianzola: «Era la scelta giusta l'anno scorso e non sono pentito. Nell'anno passato insieme, è stata positiva la reazione che abbiamo avuto dopo le nove sconfitte di fila. Senza incantare, nelle partite che contavano non abbiamo sbagliato. Per questo dico che comunque Cantù resta una tappa importante del mio percorso. È stata una stagione in cui ho imparato tanto e che mi è servita, perché avevo un gran bisogno di riprendere a giocare con continuità. Ringrazio sempre chi mi ha scelto e chi mi ha dato l'opportunità di giocare. E ringrazio anche i tifosi: non ho mai avuto dalla mia parte un palazzetto di questo livello».