Banchi racconta Elijah Bryant: «Era solo questione di tempo per diventare grande»

29.04.2026 14:00 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Banchi racconta Elijah Bryant: «Era solo questione di tempo per diventare grande»
© foto di Ponticelli/Ciamillo

La crescita di Elijah Bryant in queste stagioni è arrivata all'apice con un'annata da trascinatore per l'Hapoel Tel Aviv con 15,9 punti, 5,3 rimbalzi e 3,4 assist, cifre che gli hanno permesso di entrare nel miglior quintetto della EuroLeague 2025/26. La scossa sembra essere arrivata quando a metà dello scorso anno l'Anadolu Efes ha deciso di affidare la panchina a Luca Banchi: “Mi ha chiesto quale fosse il passo che doveva fare per diventare MVP dell’Eurolega”, racconta il CT della Nazionale a Walla. "Ma era solo questione di tempo. L’Efes la scorsa stagione, e anche l’Hapoel in questa, gli hanno dato l’opportunità e lui l’ha sfruttata trasformandola in realtà”.

Bryant è arrivato nel basket europeo nell’estate del 2018, quando si è unito all’Hapoel Eilat di Sharon Drucker. “È molto maturo, anche quando è arrivato da me da rookie era molto maturo per la sua età e sa esattamente cosa vuole”, racconta Drucker, “si pone obiettivi e li realizza. Fin dal primo momento in cui ho parlato con lui, faceva domande che un rookie di solito non fa. Entrava in dettagli molto profondi, come il colore con cui giochiamo, quale sia lo sponsor, come sono gli allenamenti e quale sia il sistema di gioco, molte cose che facevano capire che si trattava di un ragazzo speciale, e davvero è arrivato un ragazzo speciale. Era una persona che arrivava agli allenamenti con un quaderno, si annotava varie cose. Alla fine dell’allenamento faceva lavoro extra, dopo che tutti avevano finito, faceva altri sprint”.

Poi il passaggio al Maccabi Tel Aviv“Vuole sempre migliorare, vuole sempre imparare”, racconta Avi Even, che durante il periodo di Bryant era responsabile dello scouting e dello sviluppo individuale, “prova sempre. Ci sono giocatori che arrivano e li ricevi così come sono, e fino alla fine della carriera restano sullo stesso livello. Con lui, invece, tutto il grafico è in crescita, migliora costantemente, ha sempre bisogno di imparare, è sempre curioso, lavora”.

Da lì il passaggio in Turchia, prima come seconda opzione dietro a Larkin e Micic, poi da primo violino nel 2024/25 con 13,8 punti, 4,2 rimbalzi e 3,1 assist a partita. “Gestisce il pallone a un buon livello, è la guardia moderna perfetta, può giocare dal ruolo di 1 al 3”, racconta Banchi, “è migliorato molto nelle decisioni, ha avuto un ruolo perfetto ed è diventato il punto di riferimento della squadra. Dalla scorsa stagione il suo ruolo è cambiato. Ha giocato in squadre molto competitive, gli è servito tempo per trovare il suo posto, ma dall’anno scorso, fin dal primo giorno, si è capito che c’era un giocatore pronto a diventare uno dei migliori dell’Eurolega”. Ciò che ha reso Bryant un giocatore così forte è stato soprattutto il miglioramento offensivo, mentre difensivamente è sempre stato considerato un elemento di alto livello. In estate Banchi era convinto che sarebbe tornato a tentare l’NBA: “Non ero sicuro se avrebbe firmato con l’Hapoel, con l’Efes o con un’altra squadra che lo voleva molto, perché credevo che con il suo gioco avrebbe avuto un’altra opportunità di arrivare in NBA”.